The article analyses the most significant judgments by the ECJ and the General Court on scientific and technical complex matters. Moving from the precautionary principle to that of sincere cooperation, the author shows that, in dealing with the above matters, the European courts do not provide solutions to cases directly delivering their opinion on non-legal questions. Rather, the European judiciary prefers to assess whether relevant (technical or political) institutions have properly discharged their duties, and verifies the role that, in this task, has been given to scientific evidence and to studies elaborated by established authorities or experts. The European judges retain, however, a fundamental role in shaping scientific notions when this can be done exclusively through the instruments of legal construction. The author considers this method appropriate for the present society, which is more and more characterised by complexity and specialised knowledge; in this society the judge can no longer be qualified as “expert among the experts”; on the contrary, its role is that of institution assessing the responsible compliance of their rules and tasks by all stakeholders whose activity contributes to the definition of individual or collective rights and responsibilities.

L’articolo ricostruisce le più significative sentenze della Corte di Giustizia e del Tribunale su questioni tecnico-scientifiche complesse ed evidenzia il metodo seguito nell’affrontarle. Muovendo dal principio precauzionale a quello della leale cooperazione, l’autore dimostra che, nell’affrontare questioni scientifiche complesse, il giudice unionale predilige un metodo nel quale, in luogo di ricercare direttamente soluzioni comportanti conoscenze extra-giuridiche, si valorizza il corretto esercizio del potere da parte delle istituzioni e dei soggetti competenti, nonché il ruolo che, nel processo decisionale, viene affidato agli studi e alle autorità scientifiche. Ciò non esclude un ruolo fondamentale nella definizione di nozioni scientifiche, limitato tuttavia ai casi nei quali la questione può essere risolta esclusivamente sulla base delle regole dell’ermeneutica. Secondo l’autore, questo metodo è appropriato rispetto all’evoluzione della società, sempre più complessa e connotata da conoscenze specialistiche, nella quale il giudice non può più essere il peritus peritorum, ma deve piuttosto riservarsi il ruolo di istituzione che verifica responsabilmente il rispetto delle regole ad opera di tutti gli stakeholders che concorrono alla definizione dei diritti e delle responsabilità individuali e collettive.

Il ruolo della scienza nella giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di tutela della salute e dell’ambiente

MUNARI, FRANCESCO
2017

Abstract

L’articolo ricostruisce le più significative sentenze della Corte di Giustizia e del Tribunale su questioni tecnico-scientifiche complesse ed evidenzia il metodo seguito nell’affrontarle. Muovendo dal principio precauzionale a quello della leale cooperazione, l’autore dimostra che, nell’affrontare questioni scientifiche complesse, il giudice unionale predilige un metodo nel quale, in luogo di ricercare direttamente soluzioni comportanti conoscenze extra-giuridiche, si valorizza il corretto esercizio del potere da parte delle istituzioni e dei soggetti competenti, nonché il ruolo che, nel processo decisionale, viene affidato agli studi e alle autorità scientifiche. Ciò non esclude un ruolo fondamentale nella definizione di nozioni scientifiche, limitato tuttavia ai casi nei quali la questione può essere risolta esclusivamente sulla base delle regole dell’ermeneutica. Secondo l’autore, questo metodo è appropriato rispetto all’evoluzione della società, sempre più complessa e connotata da conoscenze specialistiche, nella quale il giudice non può più essere il peritus peritorum, ma deve piuttosto riservarsi il ruolo di istituzione che verifica responsabilmente il rispetto delle regole ad opera di tutti gli stakeholders che concorrono alla definizione dei diritti e delle responsabilità individuali e collettive.
The article analyses the most significant judgments by the ECJ and the General Court on scientific and technical complex matters. Moving from the precautionary principle to that of sincere cooperation, the author shows that, in dealing with the above matters, the European courts do not provide solutions to cases directly delivering their opinion on non-legal questions. Rather, the European judiciary prefers to assess whether relevant (technical or political) institutions have properly discharged their duties, and verifies the role that, in this task, has been given to scientific evidence and to studies elaborated by established authorities or experts. The European judges retain, however, a fundamental role in shaping scientific notions when this can be done exclusively through the instruments of legal construction. The author considers this method appropriate for the present society, which is more and more characterised by complexity and specialised knowledge; in this society the judge can no longer be qualified as “expert among the experts”; on the contrary, its role is that of institution assessing the responsible compliance of their rules and tasks by all stakeholders whose activity contributes to the definition of individual or collective rights and responsibilities.
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