In questo articolo, si prende in esame il ruolo funzionalistico del concetto di territorio, cui si lega quello di proprietà, per comprendere meglio quello più ampio di Ecologia culturale. In effetti, il territorialismo umano è funzionale, come accade per gli altri animali, a soddisfare tre bisogni primari: a), quello di sicurezza, che è legato alla percezione del territorio come spazio protettivo; b), quello di luogo stimolante, che è legato alla necessità di sviluppare il più alto livello di creatività umana; c), quello identitario, legato ai sentimenti di appartenenza reciproca che si forma con la cooperazione professionale e lavorativa della vita quotidiana. Julliard Steward (il padre dell'Ecologia Culturale) vuole, in sostanza, dedurre principi generali applicabili a qualsiasi situazione culturale e ambientale, il che, oltre ad essere epistemologicamente corretto, libera la disciplina stessa da concezioni storiche relativistiche e neoevoluzionistiche, mentre introduce l’importanza del ruolo dell’ambiente, inteso come variabile posta in relazione alla cultura. Inoltre, l’imprinting del territorio è il secondo al quale siamo sottoposti dopo quello del viso materno. Non a caso gli emigranti quando invecchiano lontani dalla patria sono invasi da grande nostalgia nei riguardi del territorio nel quale sono nati. In effetti, sembra probabile, anche sulla base dell'osservazione dei popoli ad interesse etnologico, la presenza, durante l'evoluzione della nostra specie, di atteggiamenti specifici verso il concetto di territorio che, per motivi economici, diventa presto sinonimo di proprietà. L’estensione del concetto di proprietà agli armenti che pascolano su un determinato territorio si sviluppa successivamente col passaggio dalle attività venatorie a quelle tipiche della pastorizia" (Chiarelli B., ibidem:1999). Da questa regolarità dipende la certezza del futuro che potrà caratterizzare un dato gruppo culturale. Alcuni modelli di sussistenza impongono limiti strettissimi al modo generale di vita della gente, mentre altri permettono una notevole libertà. L’uso di queste tecniche più complesse e spesso di natura cooperativa dipende tuttavia non soltanto dalla storia culturale, cioè dalle invenzioni e dalla diffusione, che mette a disposizione questi metodi, bensì anche dall’ambiente, dalla sua flora e dalla sua fauna. Nella mondializzazione, in cui il particolare, ossia il territorio all’interno del quale si vive la propria quotidianità, è sempre più in relazione costante, anche grazie alla tecnologia, al generale, la relazione uomo-territorio è decisamente vincolante. Le circostanze sono del tutto diverse, antropologicamente parlando. Quando ben anche riuscissimo a realizzare una unione politica, economica e monetaria avremmo costruito una casa senza fondamenta e avremmo trascurato appunto l’importanza del fattore umano.

L'Ecologia Culturale come strategia politica

BERTIROTTI, ALESSANDRO
2013-01-01

Abstract

In questo articolo, si prende in esame il ruolo funzionalistico del concetto di territorio, cui si lega quello di proprietà, per comprendere meglio quello più ampio di Ecologia culturale. In effetti, il territorialismo umano è funzionale, come accade per gli altri animali, a soddisfare tre bisogni primari: a), quello di sicurezza, che è legato alla percezione del territorio come spazio protettivo; b), quello di luogo stimolante, che è legato alla necessità di sviluppare il più alto livello di creatività umana; c), quello identitario, legato ai sentimenti di appartenenza reciproca che si forma con la cooperazione professionale e lavorativa della vita quotidiana. Julliard Steward (il padre dell'Ecologia Culturale) vuole, in sostanza, dedurre principi generali applicabili a qualsiasi situazione culturale e ambientale, il che, oltre ad essere epistemologicamente corretto, libera la disciplina stessa da concezioni storiche relativistiche e neoevoluzionistiche, mentre introduce l’importanza del ruolo dell’ambiente, inteso come variabile posta in relazione alla cultura. Inoltre, l’imprinting del territorio è il secondo al quale siamo sottoposti dopo quello del viso materno. Non a caso gli emigranti quando invecchiano lontani dalla patria sono invasi da grande nostalgia nei riguardi del territorio nel quale sono nati. In effetti, sembra probabile, anche sulla base dell'osservazione dei popoli ad interesse etnologico, la presenza, durante l'evoluzione della nostra specie, di atteggiamenti specifici verso il concetto di territorio che, per motivi economici, diventa presto sinonimo di proprietà. L’estensione del concetto di proprietà agli armenti che pascolano su un determinato territorio si sviluppa successivamente col passaggio dalle attività venatorie a quelle tipiche della pastorizia" (Chiarelli B., ibidem:1999). Da questa regolarità dipende la certezza del futuro che potrà caratterizzare un dato gruppo culturale. Alcuni modelli di sussistenza impongono limiti strettissimi al modo generale di vita della gente, mentre altri permettono una notevole libertà. L’uso di queste tecniche più complesse e spesso di natura cooperativa dipende tuttavia non soltanto dalla storia culturale, cioè dalle invenzioni e dalla diffusione, che mette a disposizione questi metodi, bensì anche dall’ambiente, dalla sua flora e dalla sua fauna. Nella mondializzazione, in cui il particolare, ossia il territorio all’interno del quale si vive la propria quotidianità, è sempre più in relazione costante, anche grazie alla tecnologia, al generale, la relazione uomo-territorio è decisamente vincolante. Le circostanze sono del tutto diverse, antropologicamente parlando. Quando ben anche riuscissimo a realizzare una unione politica, economica e monetaria avremmo costruito una casa senza fondamenta e avremmo trascurato appunto l’importanza del fattore umano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/806665
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