L’articolo prende in esame il fenomeno del banditismo e della criminalità rurale nel contesto dello Stato genovese tra Cinque e Settecento, valendosi principalmente della corrispondenza dei giusdicenti e delle lettere anonime inviate al Senato. A fronte di un intervento legislativo puntuale e reiterato, e dell’elaborazione di strategie punitive particolari, questa piaga sociale permane per tutto il corso dell’ancien régime. Gli esecutori di giustizia (bargelli, cavaleri, famigli ecc.) creano spesso più problemi di quanto ne risolvano; gli esperimenti con i “civili” (milizie scelte, compagnie contro banditi) non sortiscono gli effetti sperati; e l’apporto degli effettivi dell’esercito (nella fattispecie quelli provenienti dalla Corsica) tampona il problema ma non è mai risolutivo. I successi sono dunque sporadici, ma l’autore argomenta come lo Stato riesca nel complesso a mantenere il controllo del suo territorio scendendo a patti con patriziati e notabilati locali, e a porsi agli occhi dei sudditi attraverso i suoi corpi armati come un punto di riferimento pienamente legittimato.

«Per la pubblica quiete». Corpi armati e ordine pubblico nel Dominio della Repubblica di Genova (secoli XVI-XVIII)

CALCAGNO, PAOLO
2010

Abstract

L’articolo prende in esame il fenomeno del banditismo e della criminalità rurale nel contesto dello Stato genovese tra Cinque e Settecento, valendosi principalmente della corrispondenza dei giusdicenti e delle lettere anonime inviate al Senato. A fronte di un intervento legislativo puntuale e reiterato, e dell’elaborazione di strategie punitive particolari, questa piaga sociale permane per tutto il corso dell’ancien régime. Gli esecutori di giustizia (bargelli, cavaleri, famigli ecc.) creano spesso più problemi di quanto ne risolvano; gli esperimenti con i “civili” (milizie scelte, compagnie contro banditi) non sortiscono gli effetti sperati; e l’apporto degli effettivi dell’esercito (nella fattispecie quelli provenienti dalla Corsica) tampona il problema ma non è mai risolutivo. I successi sono dunque sporadici, ma l’autore argomenta come lo Stato riesca nel complesso a mantenere il controllo del suo territorio scendendo a patti con patriziati e notabilati locali, e a porsi agli occhi dei sudditi attraverso i suoi corpi armati come un punto di riferimento pienamente legittimato.
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