Se è da almeno qualche decennio che le arti visive africane hanno acquisito una propria riconoscibilità e un proprio mercato anche nel nostro Paese - dove sono ben note a un ristretto, ma non per questo non agguerrito gruppo di collezionisti informati e selettivi, e dove contano un discreto numero di estimatori - ciò non significa tuttavia che esse siano entrate nel nostro statuto culturale diffuso, a giudicare se non altro dal senso di estraneità esotica che continuano a suscitare. In Italia, va detto, non esiste una consuetudine, una familiarità, con il retaggio artistico e spirituale delle culture extraeuropee, e meno che mai con la produzione artistica delle società del continente subsahariano, e a prevalere nel nostro approccio alle estetiche africane è una generica e anacronistica prospettiva primitivista che elude la spinosità del problema della “specificità culturale africana” (Muller 2002:119).

Between Cultural Lag and Confusion: the Reception of African Art in Italy / M. PARODI. - STAMPA. - 43 (2)(2010), pp. 9-14.

Between Cultural Lag and Confusion: the Reception of African Art in Italy

PARODI, MARIA GIOVANNA
2010

Abstract

Se è da almeno qualche decennio che le arti visive africane hanno acquisito una propria riconoscibilità e un proprio mercato anche nel nostro Paese - dove sono ben note a un ristretto, ma non per questo non agguerrito gruppo di collezionisti informati e selettivi, e dove contano un discreto numero di estimatori - ciò non significa tuttavia che esse siano entrate nel nostro statuto culturale diffuso, a giudicare se non altro dal senso di estraneità esotica che continuano a suscitare. In Italia, va detto, non esiste una consuetudine, una familiarità, con il retaggio artistico e spirituale delle culture extraeuropee, e meno che mai con la produzione artistica delle società del continente subsahariano, e a prevalere nel nostro approccio alle estetiche africane è una generica e anacronistica prospettiva primitivista che elude la spinosità del problema della “specificità culturale africana” (Muller 2002:119).
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