«Tra tutte le fonti indirette ve ne sono alcune che dal punto di vista dello studio archeologico appaiono peculiari, al punto da poter essere equiparate, sebbene in senso lato, agli strumenti conoscitivi propri dell'archeologia. Tale analogia si fonda sulle seguenti caratteristiche: 1) i documenti devono riguardare da vicino gli oggetti, fornendo la possibilità di identificarne gli aspetti materiali; 2) essi devono fornire serie di dati il più possibile continue e complete; 3) devono essere suscettibili di elaborazione statistiche; 4) devono permettere operazioni quali la classificazione e/o il confronto sistematico. […] E' comunque indubbio che, sebbene molte elaborazioni possano essere svolte muovendosi nell'ambito delle sole fonti indirette, non è in alcun modo possibile prescindere dalla realtà materiale. E' solo una conoscenza diretta di quest'ultima che fornisce la più probante chiave di lettura delle fonti indirette, ed è ad essa che, in definitiva, un "archeologo delle fonti indirette" dovrà sempre rapportarsi, per poter "dare una cosa ad ogni nome".» (dal testo, pp. 68-70)

Fonti indirette e archeologia dell'architettura: una proposta di metodo

BOATO, ANNA
1998

Abstract

«Tra tutte le fonti indirette ve ne sono alcune che dal punto di vista dello studio archeologico appaiono peculiari, al punto da poter essere equiparate, sebbene in senso lato, agli strumenti conoscitivi propri dell'archeologia. Tale analogia si fonda sulle seguenti caratteristiche: 1) i documenti devono riguardare da vicino gli oggetti, fornendo la possibilità di identificarne gli aspetti materiali; 2) essi devono fornire serie di dati il più possibile continue e complete; 3) devono essere suscettibili di elaborazione statistiche; 4) devono permettere operazioni quali la classificazione e/o il confronto sistematico. […] E' comunque indubbio che, sebbene molte elaborazioni possano essere svolte muovendosi nell'ambito delle sole fonti indirette, non è in alcun modo possibile prescindere dalla realtà materiale. E' solo una conoscenza diretta di quest'ultima che fornisce la più probante chiave di lettura delle fonti indirette, ed è ad essa che, in definitiva, un "archeologo delle fonti indirette" dovrà sempre rapportarsi, per poter "dare una cosa ad ogni nome".» (dal testo, pp. 68-70)
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