Questo contributo affronta alcuni temi ancora “caldi” intorno all’istituto della c.d. prelazione artistica (o culturale), la cui indagine è resa vieppiù complessa dal “taglio” ineludibilmente interdisciplinare che lo studio di questa materia impone. L’analisi ruota attorno a tre profili problematici. Il primo attiene alla ricostruzione dogmatica dell’istituto, che la più moderna dottrina qualifica, dopo animate discussioni, quale vero e proprio tertium genus di prelazione, in quanto la matrice pubblicistica vale a distinguerlo nettamente da ogni altra tipologia di prelazione di diritto comune, sia essa convenzionale o legale. Il secondo profilo di indagine concerne l’istituto della denuncia degli atti di trasferimento, di cui si rimarca, anche in questo caso, la natura essenzialmente pubblicistica. L’ultima parte del contributo è infine dedicata alla nullità degli atti di trasferimento compiuti in violazione della disciplina inderogabile del Codice dei beni culturali e del paesaggio, patologia di cui l’Autore offre una ricostruzione in chiave giuspubblicistica alternativa ad altre ipotesi ricostruttive fiorite soprattutto in ambito privatistico. Il filo conduttore di questa ricerca è dato dall’esercizio del potere amministrativo da parte dell’Amministrazione, potere che culmina nell’assunzione del provvedimento prelazionario, in cui la volontà di esercitare la prelazione costituisce non già la mera manifestazione di un diritto potestativo (come di regola avviene nelle prelazioni di diritto comune), ma appunto l’espressione di una potestà autoritativa, che peraltro è immanente nell’intero tessuto normativo del Codice dei beni culturali.

Prelazione artistica, denuncia e nullità degli atti di trasferimento di beni culturali: profili ricostruttivi in chiave giuspubblicistica

Armando Giuffrida
2012

Abstract

Questo contributo affronta alcuni temi ancora “caldi” intorno all’istituto della c.d. prelazione artistica (o culturale), la cui indagine è resa vieppiù complessa dal “taglio” ineludibilmente interdisciplinare che lo studio di questa materia impone. L’analisi ruota attorno a tre profili problematici. Il primo attiene alla ricostruzione dogmatica dell’istituto, che la più moderna dottrina qualifica, dopo animate discussioni, quale vero e proprio tertium genus di prelazione, in quanto la matrice pubblicistica vale a distinguerlo nettamente da ogni altra tipologia di prelazione di diritto comune, sia essa convenzionale o legale. Il secondo profilo di indagine concerne l’istituto della denuncia degli atti di trasferimento, di cui si rimarca, anche in questo caso, la natura essenzialmente pubblicistica. L’ultima parte del contributo è infine dedicata alla nullità degli atti di trasferimento compiuti in violazione della disciplina inderogabile del Codice dei beni culturali e del paesaggio, patologia di cui l’Autore offre una ricostruzione in chiave giuspubblicistica alternativa ad altre ipotesi ricostruttive fiorite soprattutto in ambito privatistico. Il filo conduttore di questa ricerca è dato dall’esercizio del potere amministrativo da parte dell’Amministrazione, potere che culmina nell’assunzione del provvedimento prelazionario, in cui la volontà di esercitare la prelazione costituisce non già la mera manifestazione di un diritto potestativo (come di regola avviene nelle prelazioni di diritto comune), ma appunto l’espressione di una potestà autoritativa, che peraltro è immanente nell’intero tessuto normativo del Codice dei beni culturali.
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