Il presente contributo intende riflettere sull’importanza da attribuire alla narrazione come metodologia riflessiva da privilegiare nell’ambito della formazione degli adulti, con specifico riferimento ai percorsi di specializzazione frequentati dagli insegnanti (di ogni ordine e grado scolastico) per conseguire l’abilitazione all’esercizio delle attività didattiche di sostegno. L’utilità del metodo narrativo, in questo contesto, risulta evidente in una duplice prospettiva: favorire la presa di coscienza critica di quanto acquisito, rielaborato e riutilizzato in una dimensione che coniuga conoscenze teoriche e applicazione pratica delle stesse; fare emergere quegli stili rappresentazionali, a volte errati e agganciati a pregiudizi inconsapevoli, che condizionano il modo con cui gli insegnanti strutturano la relazione, definiscono gli obiettivi e i percorsi in presenza di studenti con bisogni educativi speciali. Quando gli insegnanti sono chiamati a riflettere sul proprio agire didattico, soprattutto in relazione a situazioni di complessità, parlano spesso dell’importanza di te-nere conto di quanto già vissuto nell’esperienza pratica, o di usare l’istinto professionale e/o l’intuizione per assolvere compiti e situazioni didattiche di vario tipo e difficoltà. I paradigmi epistemologici che definiscono l’apprendimento adulto e i presupposti postmoderni riferiti all’apprendimento riconoscono agli adulti la possibilità di vivere situazioni ed esperienze formative; questi eventi si presentano come opportunità di conoscenza la cui valenza dovrebbe essere indagata partendo proprio dalle specifiche concezioni che gli insegnanti in formazione, protagonisti di tali eventi, elaborano. Attraverso una logica induttiva è possibile, infatti, utilizzare i racconti degli insegnanti in formazione per elaborare una working theory, utile per interpretare le modalità di apprendimento, definire gli apprendimenti (che costituiscono i saperi professionali dell’insegnante di sostegno) e i cambiamenti rappresentazionali utili per la promozione di una cultura inclusiva.

Microstorie riflessive per la formazione degli insegnanti di sostegno

Pennazio, Valentina
2016

Abstract

Il presente contributo intende riflettere sull’importanza da attribuire alla narrazione come metodologia riflessiva da privilegiare nell’ambito della formazione degli adulti, con specifico riferimento ai percorsi di specializzazione frequentati dagli insegnanti (di ogni ordine e grado scolastico) per conseguire l’abilitazione all’esercizio delle attività didattiche di sostegno. L’utilità del metodo narrativo, in questo contesto, risulta evidente in una duplice prospettiva: favorire la presa di coscienza critica di quanto acquisito, rielaborato e riutilizzato in una dimensione che coniuga conoscenze teoriche e applicazione pratica delle stesse; fare emergere quegli stili rappresentazionali, a volte errati e agganciati a pregiudizi inconsapevoli, che condizionano il modo con cui gli insegnanti strutturano la relazione, definiscono gli obiettivi e i percorsi in presenza di studenti con bisogni educativi speciali. Quando gli insegnanti sono chiamati a riflettere sul proprio agire didattico, soprattutto in relazione a situazioni di complessità, parlano spesso dell’importanza di te-nere conto di quanto già vissuto nell’esperienza pratica, o di usare l’istinto professionale e/o l’intuizione per assolvere compiti e situazioni didattiche di vario tipo e difficoltà. I paradigmi epistemologici che definiscono l’apprendimento adulto e i presupposti postmoderni riferiti all’apprendimento riconoscono agli adulti la possibilità di vivere situazioni ed esperienze formative; questi eventi si presentano come opportunità di conoscenza la cui valenza dovrebbe essere indagata partendo proprio dalle specifiche concezioni che gli insegnanti in formazione, protagonisti di tali eventi, elaborano. Attraverso una logica induttiva è possibile, infatti, utilizzare i racconti degli insegnanti in formazione per elaborare una working theory, utile per interpretare le modalità di apprendimento, definire gli apprendimenti (che costituiscono i saperi professionali dell’insegnante di sostegno) e i cambiamenti rappresentazionali utili per la promozione di una cultura inclusiva.
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