Il paesaggio urbano tradizionale è fortemente caratterizzato, oltre che dalla morfologia e dalla densità del tessuto insediativo, anche dal colore degli organismi edilizi. Quali fattori hanno determinato le tecniche di finitura e il colore degli edifici? Sicuramente molti: la disponibilità locale di materie prime, diverse da luogo a luogo; la necessità di assecondare ed integrare segni superficiali – ombre, giunti, fughe, ecc. – determinati dalla morfologia dell’edificio e dalle tecnologie costruttive impiegate; la necessità di proteggere gli elementi edilizi, in relazione alla sensibilità del materiale costituente e dei possibili fattori di aggressione presenti nel sito, ma anche il controllo del comfort termico fuori e dentro gli edifici.La percezione del paesaggio urbano, cioè la lettura che facciamo di un territorio antropizzato, secondo questa interpretazione, è quindi inconsapevolmente una trasposizione visuale delle scelte costruttive di un popolo. Ma la sedimentazione nella memoria collettiva di tali scelte si perde e si trasfigura, assumendo talvolta caratteri “folkloristici”, trasformando la complessità della sedimentazione culturale di un paesaggio in un semplice “panorama”. A questo punto il lettore avrà già visualizzato mentalmente gli abbacinanti agglomerati del basso Mediterraneo, bianchi e azzurri, immagine dal valore iconico, identificativa dell'ideale panorama di un paesaggio greco. Quel bianco e quell’azzurro, in realtà, come molti di noi sanno, sono innanzitutto uno strumento per proteggersi dal sole. Infatti, l’area di captazione solare effettiva di una parete opaca dell’involucro edilizio è influenzata in maniera preponderante dalla scelta del colore impiegato. Partendo da un simile presupposto, che affonda le radici nella tradizione, sarebbe interessante interrogarsi su cosa accadrebbe ai consumi per condizionamento estivo, nelle nostre città, se le coperture fossero tutte bianche. Sicuramente il colore di un edificio ha però un valore che va al di là della mera prestazione fisica; per esempio sarebbe accettabile, per la nostra cultura, trattare le superfici esterne di un edificio in modo tale che assumano un colore nerastro, come avviene con la tecnica di preservazione del legno giapponese denominata Yaki-Sugi? Forse no, eppure molto spesso l'aspetto dei nostri edifici è legato a pratiche di questo genere, come nel caso della Liguria, dove le pareti a nord venivano rivestite in ardesia per meglio sopportare l’aggressione dei venti freddi invernali. Può essere quindi interessante riflettere su come il colore in edilizia svolga, oltre che ad un ruolo estetico più immediatamente riscontrabile, anche un importante funzione tecnologica, che entra a tutti gli effetti in relazione con valori fisico-tecnici, chimici, ma anche paesaggistici e culturali.

Colore, Calore, Tecnologia: elementi per il controllo ambientale

MAGLIOCCO, ADRIANO;CANEPA, MARIA
2015

Abstract

Il paesaggio urbano tradizionale è fortemente caratterizzato, oltre che dalla morfologia e dalla densità del tessuto insediativo, anche dal colore degli organismi edilizi. Quali fattori hanno determinato le tecniche di finitura e il colore degli edifici? Sicuramente molti: la disponibilità locale di materie prime, diverse da luogo a luogo; la necessità di assecondare ed integrare segni superficiali – ombre, giunti, fughe, ecc. – determinati dalla morfologia dell’edificio e dalle tecnologie costruttive impiegate; la necessità di proteggere gli elementi edilizi, in relazione alla sensibilità del materiale costituente e dei possibili fattori di aggressione presenti nel sito, ma anche il controllo del comfort termico fuori e dentro gli edifici.La percezione del paesaggio urbano, cioè la lettura che facciamo di un territorio antropizzato, secondo questa interpretazione, è quindi inconsapevolmente una trasposizione visuale delle scelte costruttive di un popolo. Ma la sedimentazione nella memoria collettiva di tali scelte si perde e si trasfigura, assumendo talvolta caratteri “folkloristici”, trasformando la complessità della sedimentazione culturale di un paesaggio in un semplice “panorama”. A questo punto il lettore avrà già visualizzato mentalmente gli abbacinanti agglomerati del basso Mediterraneo, bianchi e azzurri, immagine dal valore iconico, identificativa dell'ideale panorama di un paesaggio greco. Quel bianco e quell’azzurro, in realtà, come molti di noi sanno, sono innanzitutto uno strumento per proteggersi dal sole. Infatti, l’area di captazione solare effettiva di una parete opaca dell’involucro edilizio è influenzata in maniera preponderante dalla scelta del colore impiegato. Partendo da un simile presupposto, che affonda le radici nella tradizione, sarebbe interessante interrogarsi su cosa accadrebbe ai consumi per condizionamento estivo, nelle nostre città, se le coperture fossero tutte bianche. Sicuramente il colore di un edificio ha però un valore che va al di là della mera prestazione fisica; per esempio sarebbe accettabile, per la nostra cultura, trattare le superfici esterne di un edificio in modo tale che assumano un colore nerastro, come avviene con la tecnica di preservazione del legno giapponese denominata Yaki-Sugi? Forse no, eppure molto spesso l'aspetto dei nostri edifici è legato a pratiche di questo genere, come nel caso della Liguria, dove le pareti a nord venivano rivestite in ardesia per meglio sopportare l’aggressione dei venti freddi invernali. Può essere quindi interessante riflettere su come il colore in edilizia svolga, oltre che ad un ruolo estetico più immediatamente riscontrabile, anche un importante funzione tecnologica, che entra a tutti gli effetti in relazione con valori fisico-tecnici, chimici, ma anche paesaggistici e culturali.
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