Con l’azione performativa - che spesso include l’atto di scrivere o di leggere e che non di rado duplica un’immagine fotografica o filmica, in un intricato rapporto tra testo visivo e informazione – l'artista visivo Cesare Viel entra nei panni, nei corpi, nelle menti di scrittori e poeti da lui amati (Cesare Pavese, Dino Campana, Ingeborg Bachmann, Virginia Woolf), esponendo un sé nel contempo singolare e plurale, un sé attraversato da altri sé che entrano in scena e impongono un costante riposizionamento del soggetto e dello sguardo del pubblico su di esso. Performer uomo, si introduce spesso nell’universo femminile, usando a volte il trucco e il travestimento (sulla linea che va da Marcel Duchamp a Urs Luthi) e più frequentemente la voce – di donne o la propria – per raccontare una identità attraversata, ma non connotata, dalla questione del genere. Su questo schermo frammentato altri individui proiettano parti di sé: le performance di Viel diventano, così, luoghi della comunicazione alternativi ai canali attraverso i quali si indulge a una sovraesposizione, non di rado banalizzante, del Sé. In piena rivoluzione digitale Viel ambisce a costruire uno spazio fisico e mentale per la ridefinizione dei confini tra le persone, per un ampliamento delle possibilità della condivisione, per una ricontestualizzazione delle storie, delle narrazioni e delle relazioni.

Identità plurali per la costruzione di un autoritratto: immagine, scrittura, corpo e voce come sistema relazionale nell’opera di Cesare Viel

VALENTI, PAOLA
2015

Abstract

Con l’azione performativa - che spesso include l’atto di scrivere o di leggere e che non di rado duplica un’immagine fotografica o filmica, in un intricato rapporto tra testo visivo e informazione – l'artista visivo Cesare Viel entra nei panni, nei corpi, nelle menti di scrittori e poeti da lui amati (Cesare Pavese, Dino Campana, Ingeborg Bachmann, Virginia Woolf), esponendo un sé nel contempo singolare e plurale, un sé attraversato da altri sé che entrano in scena e impongono un costante riposizionamento del soggetto e dello sguardo del pubblico su di esso. Performer uomo, si introduce spesso nell’universo femminile, usando a volte il trucco e il travestimento (sulla linea che va da Marcel Duchamp a Urs Luthi) e più frequentemente la voce – di donne o la propria – per raccontare una identità attraversata, ma non connotata, dalla questione del genere. Su questo schermo frammentato altri individui proiettano parti di sé: le performance di Viel diventano, così, luoghi della comunicazione alternativi ai canali attraverso i quali si indulge a una sovraesposizione, non di rado banalizzante, del Sé. In piena rivoluzione digitale Viel ambisce a costruire uno spazio fisico e mentale per la ridefinizione dei confini tra le persone, per un ampliamento delle possibilità della condivisione, per una ricontestualizzazione delle storie, delle narrazioni e delle relazioni.
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Descrizione: saggio in rivista scientifica (Fascia A)
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