Nei tempi della crisi post-globalizzazione il rapporto tra i concetti di spazio, cultura e movimento è sempre più mutevole, le stesse idee di dimensione e di tempo richiedono città nuove in grado di assorbire e farsi assorbire dalle persone che le vivono e le percorrono. In questo contesto culturale il nostro lavoro di ricerca come GIClab1 propone le città mediterranee ed in particolare le città-porto mediterranee come laboratori naturali di nuovi paradigmi rispetto alle attuali dinamiche, ai processi e alle necessità indotte ed introdotte dalla incessanti e mutevoli geografie del desiderio2. Ciò che, infatti, più accomuna, nella dimensione del bacino, e al contempo distingue, nella dimensione globale, le città-porto sin dalla loro origine rispetto alle altre urbanità, sia il definirsi non rispetto ad un posizionamento di edifici sul territorio, ma all’accostamento e tensione di e tra spazialità: la piazza pubblica, il suk o bazar, le terme … spazi pubblici fortemente connotati, mai esclusivo prodotto di una singolarità culturale, quanto piuttosto risultato dell’incontro ed incrocio di differenti istanze e sollecitazioni ed a tal punto fondanti, nelle loro declinazioni e evoluzioni, da definire e caratterizzare le città-porto come sistemi relazionali, inclusivi, osmotici. Nella dimensione odierna dove “le antiche frontiere geografiche, miranti a contenere la nuova città emergente, hanno ceduto, quasi all’improvviso, di fronte alle diverse scale di un nuovo campo di azione, molto più complesso, sfuggente e vitale, nel quale si trovano a convivere nuclei latenti e nodi consolidati, margini incerti e spazi di frizione, tessuti consolidati e trame incompiute, annunciando così la nuova condizione meticcia e progressivamente ambivalente (tra il naturale e l’artificiale) di un nuovo scenario urbano territoriale”3 ciò che connota e distingue l’approccio proposto con New Multistring City4, è la volontà e possibilità di far concorrere, nel medesimo progetto, simultaneamente e sinergicamente riconversione, recupero, rinaturalizzazione, ma anche innovazione, interconnessione e ibridazione, moltiplicazione nella definizione di strategie e spazialità rinacturativate rispetto a cui spazi e territori divengono piattaforma per la scelta autonoma dell’utente che può in ogni momento non solo scegliere e modificare, ma addirittura tracciare e definire, a proprio uso e consumo, secondo le proprie personali e intime aspirazioni e inquietudini, attraverso il proprio agire e sentire, nuove geografie urbane senza per questo mettere in crisi il sistema complessivo.

Rinaturactivare la città

Canessa, Nicola;NAN, EMANUELA
2012

Abstract

Nei tempi della crisi post-globalizzazione il rapporto tra i concetti di spazio, cultura e movimento è sempre più mutevole, le stesse idee di dimensione e di tempo richiedono città nuove in grado di assorbire e farsi assorbire dalle persone che le vivono e le percorrono. In questo contesto culturale il nostro lavoro di ricerca come GIClab1 propone le città mediterranee ed in particolare le città-porto mediterranee come laboratori naturali di nuovi paradigmi rispetto alle attuali dinamiche, ai processi e alle necessità indotte ed introdotte dalla incessanti e mutevoli geografie del desiderio2. Ciò che, infatti, più accomuna, nella dimensione del bacino, e al contempo distingue, nella dimensione globale, le città-porto sin dalla loro origine rispetto alle altre urbanità, sia il definirsi non rispetto ad un posizionamento di edifici sul territorio, ma all’accostamento e tensione di e tra spazialità: la piazza pubblica, il suk o bazar, le terme … spazi pubblici fortemente connotati, mai esclusivo prodotto di una singolarità culturale, quanto piuttosto risultato dell’incontro ed incrocio di differenti istanze e sollecitazioni ed a tal punto fondanti, nelle loro declinazioni e evoluzioni, da definire e caratterizzare le città-porto come sistemi relazionali, inclusivi, osmotici. Nella dimensione odierna dove “le antiche frontiere geografiche, miranti a contenere la nuova città emergente, hanno ceduto, quasi all’improvviso, di fronte alle diverse scale di un nuovo campo di azione, molto più complesso, sfuggente e vitale, nel quale si trovano a convivere nuclei latenti e nodi consolidati, margini incerti e spazi di frizione, tessuti consolidati e trame incompiute, annunciando così la nuova condizione meticcia e progressivamente ambivalente (tra il naturale e l’artificiale) di un nuovo scenario urbano territoriale”3 ciò che connota e distingue l’approccio proposto con New Multistring City4, è la volontà e possibilità di far concorrere, nel medesimo progetto, simultaneamente e sinergicamente riconversione, recupero, rinaturalizzazione, ma anche innovazione, interconnessione e ibridazione, moltiplicazione nella definizione di strategie e spazialità rinacturativate rispetto a cui spazi e territori divengono piattaforma per la scelta autonoma dell’utente che può in ogni momento non solo scegliere e modificare, ma addirittura tracciare e definire, a proprio uso e consumo, secondo le proprie personali e intime aspirazioni e inquietudini, attraverso il proprio agire e sentire, nuove geografie urbane senza per questo mettere in crisi il sistema complessivo.
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