Antonio Pesenti fu un importante economista ed uomo politico italiano del ventesimo secolo, strenuo oppositore del Fascismo e Ministro e deputato del Partito Comunista Italiano. Nel presente lavoro ci occupiamo di « Critica economica », la rivista fondata nel 1946 e da lui diretta fino al 1956, quando essa si unì a «Notizie economiche» e «Riforma agraria» per dar vita a « Politica ed economia ». Dopo l’introduzione (paragrafo 1), prendiamo in considerazione un numeroso gruppo di articoli (« Nostro Paese »), utili per comprendere il suo giudizio sulla situazione economica e sociale dell’Italia nel contesto europeo ed occidentale (paragrafo 2). Quindi esaminiamo alcuni saggi, importanti per spiegare la sua posizione teorica sulle politiche monetarie e sulla concorrenza monopolistica internazionale (paragrafi 3 e 4). Pesenti ed altri autori svolsero un approfondito dibattito sulla rivista intorno alla politica finanziaria ed antimonopolistica dell’Italia; ne discutiamo gli aspetti principali nei paragrafi 5 e 6. Due importanti progetti di programmazione economica, mai realizzati, furono proposti in Italia alla fine degli anni ’40 e nel corso degli anni ’50: il « Piano del lavoro » (1949-50), promosso dalla Cgil, e il « Piano Vanoni » (1954), elaborato dal ministro Ezio Vanoni; « Critica economica » dedicò ad essi grande attenzione, e noi dedichiamo i paragrafi 7 e 8 a questi temi. « Critica economica » era molto interessata al mondo socialista, e Pesneti guardava al socialismo come allo stadio finale dell’evoluzione dialettica del capitalismo, non molto lontano nel tempo. Abbiamo scelto di concentrarci su di un punto specifico: la vivace controversia intorno al libro Esperienze di economia pianificata di Cesare Dami, la quale attesta le differenze di veduta teorica di Pesenti, Dami e altri studiosi, ed offre alcune indicazioni sull’atmosfera di quella comunità culturale e politica (paragrafo 9). Le nostre conclusioni si trovano nel paragrafo 10.

Antonio Pesenti e la sua "Critica economica" / Soliani R.. - In: IL PENSIERO ECONOMICO ITALIANO. - ISSN 1122-8784. - STAMPA. - (2011), pp. 103-114.

Antonio Pesenti e la sua "Critica economica"

SOLIANI, RICCARDO
2011

Abstract

Antonio Pesenti fu un importante economista ed uomo politico italiano del ventesimo secolo, strenuo oppositore del Fascismo e Ministro e deputato del Partito Comunista Italiano. Nel presente lavoro ci occupiamo di « Critica economica », la rivista fondata nel 1946 e da lui diretta fino al 1956, quando essa si unì a «Notizie economiche» e «Riforma agraria» per dar vita a « Politica ed economia ». Dopo l’introduzione (paragrafo 1), prendiamo in considerazione un numeroso gruppo di articoli (« Nostro Paese »), utili per comprendere il suo giudizio sulla situazione economica e sociale dell’Italia nel contesto europeo ed occidentale (paragrafo 2). Quindi esaminiamo alcuni saggi, importanti per spiegare la sua posizione teorica sulle politiche monetarie e sulla concorrenza monopolistica internazionale (paragrafi 3 e 4). Pesenti ed altri autori svolsero un approfondito dibattito sulla rivista intorno alla politica finanziaria ed antimonopolistica dell’Italia; ne discutiamo gli aspetti principali nei paragrafi 5 e 6. Due importanti progetti di programmazione economica, mai realizzati, furono proposti in Italia alla fine degli anni ’40 e nel corso degli anni ’50: il « Piano del lavoro » (1949-50), promosso dalla Cgil, e il « Piano Vanoni » (1954), elaborato dal ministro Ezio Vanoni; « Critica economica » dedicò ad essi grande attenzione, e noi dedichiamo i paragrafi 7 e 8 a questi temi. « Critica economica » era molto interessata al mondo socialista, e Pesneti guardava al socialismo come allo stadio finale dell’evoluzione dialettica del capitalismo, non molto lontano nel tempo. Abbiamo scelto di concentrarci su di un punto specifico: la vivace controversia intorno al libro Esperienze di economia pianificata di Cesare Dami, la quale attesta le differenze di veduta teorica di Pesenti, Dami e altri studiosi, ed offre alcune indicazioni sull’atmosfera di quella comunità culturale e politica (paragrafo 9). Le nostre conclusioni si trovano nel paragrafo 10.
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