The convergence between architecture (the art of building) and neuroscience (the science of the brain) is now invoked with enthusiasm, demonstrated by the progressive and constant increase in the numbers of publications, conferences, exhibitions, workshops, and academic curricula that are currently dedicated to this interdisciplinary field. The architecture and neuroscience domains appear to be two paradigms that are intrinsically antithetical and not very compatible. They are based on different analysis filters, different degrees of explanation, different modes of expression, different educational pathways, different funding opportunities, and different timing. The intersectional threshold between these two domains is represented by the possibility that neuroscientists, strengthened by continuous novel discoveries, can inform designers with regard to how human beings perceive space and react toward it. For their part, architects formulate various hypotheses regarding the spatial experience that can be tested using neuroscien7tific approaches. Architects and neuroscientists must discuss these theories and methods together to establish the best experimental approaches to determine how people experience designed spaces. We must identify a delicate meeting space that can ground this interdisciplinary collaboration. The equinox, which is understood as a balance between the two exploratory contributions of the architect and the neuroscientist, serves as a fitting metaphor for this relationship.

La convergenza dell’architettura (ovvero, l’arte del costruire) e delle neuroscienze (le scienze del cervello) è oggi invocata con entusiasmo, come testimonia l’incremento — progressivo e costante — di pubblicazioni, convegni, mostre, workshop e persino indirizzi accademici, che vengono dedicati a questa spinta interdisciplinare. Il dominio architettonico e quello neuroscientifico sono due paradigmi, in apparenza, intrinsecamente antitetici e poco compatibili: si basano su differenti filtri di analisi, differenti scale di approfondimento, differenti modalità di esprimersi, differenti percorsi formativi, differenti opportunità di finanziamento, differenti tempistiche. La soglia di intersezione tra i due domini è costituita dalla possibilità che le neuroscienze, forti delle scoperte che giorno dopo giorno conquistano e sedimentano, trasmettano ai progettisti indicazioni su come gli esseri umani percepiscono l’ambiente circostante e reagiscono a esso. Da parte loro, gli architetti sono chiamati a stabilire un’ipotesi in tema di esperienze spaziali da testare con approcci neuroscientifici. È sostanziale che architetti e neuroscienziati si confrontino sulle teorie e metodiche da consegnare alla verifica sperimentale. Va ricercato un delicato punto di incontro, su cui fondare la collaborazione interdisciplinare: da qui la metafora dell’equinozio, inteso come bilanciamento dei due apporti esplorativi, quello proprio dell’architetto e quello distintivo del neuroscienziato.

Architettura e neuroscienze: Un nuovo equinozio disciplinare — EN: Architecture and Neuroscience: A New Disciplinary Equinox

Elisabetta Canepa;Anna Fassio
2021

Abstract

La convergenza dell’architettura (ovvero, l’arte del costruire) e delle neuroscienze (le scienze del cervello) è oggi invocata con entusiasmo, come testimonia l’incremento — progressivo e costante — di pubblicazioni, convegni, mostre, workshop e persino indirizzi accademici, che vengono dedicati a questa spinta interdisciplinare. Il dominio architettonico e quello neuroscientifico sono due paradigmi, in apparenza, intrinsecamente antitetici e poco compatibili: si basano su differenti filtri di analisi, differenti scale di approfondimento, differenti modalità di esprimersi, differenti percorsi formativi, differenti opportunità di finanziamento, differenti tempistiche. La soglia di intersezione tra i due domini è costituita dalla possibilità che le neuroscienze, forti delle scoperte che giorno dopo giorno conquistano e sedimentano, trasmettano ai progettisti indicazioni su come gli esseri umani percepiscono l’ambiente circostante e reagiscono a esso. Da parte loro, gli architetti sono chiamati a stabilire un’ipotesi in tema di esperienze spaziali da testare con approcci neuroscientifici. È sostanziale che architetti e neuroscienziati si confrontino sulle teorie e metodiche da consegnare alla verifica sperimentale. Va ricercato un delicato punto di incontro, su cui fondare la collaborazione interdisciplinare: da qui la metafora dell’equinozio, inteso come bilanciamento dei due apporti esplorativi, quello proprio dell’architetto e quello distintivo del neuroscienziato.
The convergence between architecture (the art of building) and neuroscience (the science of the brain) is now invoked with enthusiasm, demonstrated by the progressive and constant increase in the numbers of publications, conferences, exhibitions, workshops, and academic curricula that are currently dedicated to this interdisciplinary field. The architecture and neuroscience domains appear to be two paradigms that are intrinsically antithetical and not very compatible. They are based on different analysis filters, different degrees of explanation, different modes of expression, different educational pathways, different funding opportunities, and different timing. The intersectional threshold between these two domains is represented by the possibility that neuroscientists, strengthened by continuous novel discoveries, can inform designers with regard to how human beings perceive space and react toward it. For their part, architects formulate various hypotheses regarding the spatial experience that can be tested using neuroscien7tific approaches. Architects and neuroscientists must discuss these theories and methods together to establish the best experimental approaches to determine how people experience designed spaces. We must identify a delicate meeting space that can ground this interdisciplinary collaboration. The equinox, which is understood as a balance between the two exploratory contributions of the architect and the neuroscientist, serves as a fitting metaphor for this relationship.
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