Con il termine di distrofie muscolari si indica un gruppo di gravi malattie neuromuscolari, ad esordio prevalentemente nell’età pediatrica, geneticamente determinate a carattere degenerativo che causano progressiva atrofia della muscolatura scheletrica. Il numero dei soggetti affetti da questi disordini costituisce circa il 10% di tutti i malati neurologici. Tali patologie, tra le quali la Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD) rappresenta la forma più frequente, sono dovute a mutazioni in geni che codificano proteine associate alla membrana plasmatica della cellula muscolare e la cui perdita comporta una membrana muscolare più fragile e suscettibile al danno indotto dalla contrazione. Nonostante il grande sforzo per identificare una terapia per queste patologie, una cura specifica non è al momento disponibile. Per tale motivo, nuovi approcci terapeutici connessi con la complessa patologia dei difetti di membrana, sono oggetto di ricerca. Razionale: Nelle distrofie muscolari da difetto delle proteine di membrana, l’instabilità del sarcolemma si traduce in una serie di processi secondari degenerativi quali l’infiltrazione di cellule infiammatorie e la ridotta rigenerazione. In questo scenario, l’ATP extracellulare (eATP) rilasciato dalle miofibre in necrosi induce un’attivazione protratta dei recettori P2X(1-7) determinando un effetto diretto legato ad alterazione dell’omeostasi del calcio intracellulare e un effetto indiretto tramite il ‘triggering’ della fase iniziale della risposta immunitaria e l’inibizione delle cellule T regolatorie (Treg) ad azione immunosoppressoria. Lo scopo del lavoro è quindi quello di valutare gli effetti dell’inibizione dei recettori purinergici in modelli murini di distrofie da difetto di proteine di membrana.

Ricerca di nuovi target terapeutici nella distrofia muscolare da deficit di distrofina e alfa-sarcoglicano

ASSERETO, STEFANIA
2018-05-25

Abstract

Con il termine di distrofie muscolari si indica un gruppo di gravi malattie neuromuscolari, ad esordio prevalentemente nell’età pediatrica, geneticamente determinate a carattere degenerativo che causano progressiva atrofia della muscolatura scheletrica. Il numero dei soggetti affetti da questi disordini costituisce circa il 10% di tutti i malati neurologici. Tali patologie, tra le quali la Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD) rappresenta la forma più frequente, sono dovute a mutazioni in geni che codificano proteine associate alla membrana plasmatica della cellula muscolare e la cui perdita comporta una membrana muscolare più fragile e suscettibile al danno indotto dalla contrazione. Nonostante il grande sforzo per identificare una terapia per queste patologie, una cura specifica non è al momento disponibile. Per tale motivo, nuovi approcci terapeutici connessi con la complessa patologia dei difetti di membrana, sono oggetto di ricerca. Razionale: Nelle distrofie muscolari da difetto delle proteine di membrana, l’instabilità del sarcolemma si traduce in una serie di processi secondari degenerativi quali l’infiltrazione di cellule infiammatorie e la ridotta rigenerazione. In questo scenario, l’ATP extracellulare (eATP) rilasciato dalle miofibre in necrosi induce un’attivazione protratta dei recettori P2X(1-7) determinando un effetto diretto legato ad alterazione dell’omeostasi del calcio intracellulare e un effetto indiretto tramite il ‘triggering’ della fase iniziale della risposta immunitaria e l’inibizione delle cellule T regolatorie (Treg) ad azione immunosoppressoria. Lo scopo del lavoro è quindi quello di valutare gli effetti dell’inibizione dei recettori purinergici in modelli murini di distrofie da difetto di proteine di membrana.
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