La saturazione e stratificazione dei territori urbani contemporanei sommata alla velocità dei mutamenti indotti da istanze, mode, trand di sviluppo sociali, politici, economici … sempre nuovi e in continua trasformazione ha reso e rende sempre più difficile e quanto più inutile definire programmi di intervento e operazioni di pianificazione ad ampia scala. Benché in realtà questi processi siano in atto da tempo e l’amministrazione e la governance a tutti i livelli cerchino continuamente di adeguarsi definendo strumenti di nuova concezione e di più veloce e flessibile azione, a partire dagli anni ’90 si passa, di fatto sempre più, da un’urbanistica di piani a una di strategie, la sempre crescente rapidità di cambiamento delle condizioni a contorno e l’aumento più che esponenziale delle variabili in gioco continua a evidenziare la necessità di approcci sempre più mirati e chiari negli orizzonti, suddivisibili in azioni scaglionabili ed autonomamente funzionanti nel tempo e, al contempo, flessibili nel ri-adeguamento e ri-definizione delle specificità progettuali. In sostanza, oggi la pianificazione territoriale sembra dover lavorare soprattutto attraverso l’individuazione di scenari futuribili e di strategie operazionali volte non a determinare, ma a coordinare un insieme di progetti ed azioni di intervento sulle città e i territori. Questa condizione, unita alla sempre maggiore scarsità di risorse economiche dovuta alla crisi ed all’imporsi di una rinnovata sensibilità ecologica, ha e sta generando l’insorgere di tutto un sistema di nuovi paradigmi di cui la maggior parte si riconoscono e affondano la propria definizione nel utilizzo del suffisso ri- (o in inglese re-) : ri-ciclo, ri-attivazione, ri-naturalizzazione, ri-connessione, …

Rebel metabolisms. Logiche e modelli delle nuove strategie ri- e/o re- per la trasformazione e progettazione dei territori urbani

NAN, EMANUELA
2013-01-01

Abstract

La saturazione e stratificazione dei territori urbani contemporanei sommata alla velocità dei mutamenti indotti da istanze, mode, trand di sviluppo sociali, politici, economici … sempre nuovi e in continua trasformazione ha reso e rende sempre più difficile e quanto più inutile definire programmi di intervento e operazioni di pianificazione ad ampia scala. Benché in realtà questi processi siano in atto da tempo e l’amministrazione e la governance a tutti i livelli cerchino continuamente di adeguarsi definendo strumenti di nuova concezione e di più veloce e flessibile azione, a partire dagli anni ’90 si passa, di fatto sempre più, da un’urbanistica di piani a una di strategie, la sempre crescente rapidità di cambiamento delle condizioni a contorno e l’aumento più che esponenziale delle variabili in gioco continua a evidenziare la necessità di approcci sempre più mirati e chiari negli orizzonti, suddivisibili in azioni scaglionabili ed autonomamente funzionanti nel tempo e, al contempo, flessibili nel ri-adeguamento e ri-definizione delle specificità progettuali. In sostanza, oggi la pianificazione territoriale sembra dover lavorare soprattutto attraverso l’individuazione di scenari futuribili e di strategie operazionali volte non a determinare, ma a coordinare un insieme di progetti ed azioni di intervento sulle città e i territori. Questa condizione, unita alla sempre maggiore scarsità di risorse economiche dovuta alla crisi ed all’imporsi di una rinnovata sensibilità ecologica, ha e sta generando l’insorgere di tutto un sistema di nuovi paradigmi di cui la maggior parte si riconoscono e affondano la propria definizione nel utilizzo del suffisso ri- (o in inglese re-) : ri-ciclo, ri-attivazione, ri-naturalizzazione, ri-connessione, …
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