L’indissolubile intreccio tra messa in scena televisiva e l’attenzione morbosa nei confronti dei fatti di cronaca nera e le conseguenti vicende giudiziarie ha caratterizzato l’avvio del circo mediatico giudiziario che trova la sua migliore espressione nel contesto del talk show. All’interno di questi “salotti televisivi” sono ospitate figure professionali di vario genere, tra cui giornalisti, psicologi, psichiatri, magistrati e criminologi che sono invitati a esprimere il loro parere sui fatti. Prendendo in esame alcune puntate del celebre talk show Porta a Porta, la ricerca ha puntato l’attenzione su sei puntate in cui è stato trattato il delitto di Sara Scazzi (Agosto 2010). Ad un primo livello di interesse, ci siamo proposti di indagare quale fosse la rappresentazione del crimine veicolata dalla trasmissione e il profilo delle figure coinvolte nella vicenda giudiziaria. In secondo luogo, sono state sottoposte ad analisi le affermazioni espresse da “esperti”, studiosi o professionisti di Criminologia o discipline affini (Diritto, Psichiatria): le loro affermazioni e le ipotesi interpretative sul caso Scazzi sono state confrontate con le teorie elaborate in campo criminologico e psicologico, con l’obiettivo di verificare se tali affermazioni possano ritenersi supportate da basi scientifiche (e quindi riconducibili ad un livello di criminologia “scientifica”), o in caso contrario identificabili in stereotipi e rappresentazioni “ingenue” propri del senso comune, e quindi collocabili in un livello di “criminologia popolare”. Le analisi dei dati, condotte mediante una procedura di analisi tematica con il software MAXQDA, hanno permesso di evidenziare che nelle puntate esaminate è stata messa al centro dell’attenzione la dinamica omicidiaria e i motivi che avevano condotto i presunti colpevoli a commettere il delitto. Particolare attenzione viene dedicata a delineare il profilo del protagonista del principale indiziato (Michele Misseri, zio della vittima). È stato possibile osservare come determinate tematiche fossero centrali in specifiche puntate e totalmente assenti in altre, come ad indicare che la scaletta della puntata fosse prestabilita dagli autori della trasmissione e non provenisse dal dibattito in cui gli argomenti trattati sono costruiti nelle interazioni fra gli ospiti. Inoltre grazie al confronto tra le dichiarazioni emerse nel corso delle puntate e il quadro teorico e concettuale di riferimento è stato possibile constatare che non sempre le affermazioni “esperte” erano supportate da basi scientifiche, ma si trattava piuttosto di opinioni e stereotipi collocabili ad un livello popolare.

"Va in onda il delitto": Profili narrativi fra scienza e fiction nei dibattiti televisivi

DE GREGORIO, EUGENIO;VERDE, ALFREDO
2014

Abstract

L’indissolubile intreccio tra messa in scena televisiva e l’attenzione morbosa nei confronti dei fatti di cronaca nera e le conseguenti vicende giudiziarie ha caratterizzato l’avvio del circo mediatico giudiziario che trova la sua migliore espressione nel contesto del talk show. All’interno di questi “salotti televisivi” sono ospitate figure professionali di vario genere, tra cui giornalisti, psicologi, psichiatri, magistrati e criminologi che sono invitati a esprimere il loro parere sui fatti. Prendendo in esame alcune puntate del celebre talk show Porta a Porta, la ricerca ha puntato l’attenzione su sei puntate in cui è stato trattato il delitto di Sara Scazzi (Agosto 2010). Ad un primo livello di interesse, ci siamo proposti di indagare quale fosse la rappresentazione del crimine veicolata dalla trasmissione e il profilo delle figure coinvolte nella vicenda giudiziaria. In secondo luogo, sono state sottoposte ad analisi le affermazioni espresse da “esperti”, studiosi o professionisti di Criminologia o discipline affini (Diritto, Psichiatria): le loro affermazioni e le ipotesi interpretative sul caso Scazzi sono state confrontate con le teorie elaborate in campo criminologico e psicologico, con l’obiettivo di verificare se tali affermazioni possano ritenersi supportate da basi scientifiche (e quindi riconducibili ad un livello di criminologia “scientifica”), o in caso contrario identificabili in stereotipi e rappresentazioni “ingenue” propri del senso comune, e quindi collocabili in un livello di “criminologia popolare”. Le analisi dei dati, condotte mediante una procedura di analisi tematica con il software MAXQDA, hanno permesso di evidenziare che nelle puntate esaminate è stata messa al centro dell’attenzione la dinamica omicidiaria e i motivi che avevano condotto i presunti colpevoli a commettere il delitto. Particolare attenzione viene dedicata a delineare il profilo del protagonista del principale indiziato (Michele Misseri, zio della vittima). È stato possibile osservare come determinate tematiche fossero centrali in specifiche puntate e totalmente assenti in altre, come ad indicare che la scaletta della puntata fosse prestabilita dagli autori della trasmissione e non provenisse dal dibattito in cui gli argomenti trattati sono costruiti nelle interazioni fra gli ospiti. Inoltre grazie al confronto tra le dichiarazioni emerse nel corso delle puntate e il quadro teorico e concettuale di riferimento è stato possibile constatare che non sempre le affermazioni “esperte” erano supportate da basi scientifiche, ma si trattava piuttosto di opinioni e stereotipi collocabili ad un livello popolare.
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