La vox populi può generare evidenti distorsioni, che talora si sedimentano nel senso comune storiografico. E' esattamente il caso della Finale seicentesca, relativamente alla quale i cultori locali hanno ipotizzato un netto antagonismo tra la popolazione locale e i vicini genovesi. In effetti, per lunghi secoli Genova ha provato (riuscendoci però soltanto nel 1713, al termine della guerra di successione spagnola) a incorporare il territorio del Marchesato per limitare il raggio d'azione commerciale dei suoi operatori e poter esercitare la sua giurisdizione fiscale; ma bisogna distinguere tra condotta della Repubblica in quanto Stato sovrano e comportamento dei suoi abitanti in quanto privati cittadini. Lo studio approfondito delle carte d'archivio svela l'equivoco storiografico: la documentazione raccolta dal Banco di San Giorgio dimostra una cospicua partecipazione del capitale genovese nei traffici "finalini" (a conferma che molti patrizi tuonano nelle aule di governo contro la "piaga" del Finale, ma quando scendono per le strade della città o in porto a svolgere le loro quotidiane funzioni economiche dimenticano gli interessi di Stato); e il paziente sfoglio dei registri parrocchiali della Marina del Finale consente di appurare una forte presenza di matrimoni "misti", in cui cioè lo sposo è genovese o suddito del Dominio della Superba. Evidentemente, i rapporti tra finalesi e genovesi nel corso del XVII erano diversi da come ce li avevano fino ad ora raccontati.

"Inimici" o "adherenti"? I rapporti sociali ed economici fra finalesi e genovesi nel XVII secolo

CALCAGNO, PAOLO
2012

Abstract

La vox populi può generare evidenti distorsioni, che talora si sedimentano nel senso comune storiografico. E' esattamente il caso della Finale seicentesca, relativamente alla quale i cultori locali hanno ipotizzato un netto antagonismo tra la popolazione locale e i vicini genovesi. In effetti, per lunghi secoli Genova ha provato (riuscendoci però soltanto nel 1713, al termine della guerra di successione spagnola) a incorporare il territorio del Marchesato per limitare il raggio d'azione commerciale dei suoi operatori e poter esercitare la sua giurisdizione fiscale; ma bisogna distinguere tra condotta della Repubblica in quanto Stato sovrano e comportamento dei suoi abitanti in quanto privati cittadini. Lo studio approfondito delle carte d'archivio svela l'equivoco storiografico: la documentazione raccolta dal Banco di San Giorgio dimostra una cospicua partecipazione del capitale genovese nei traffici "finalini" (a conferma che molti patrizi tuonano nelle aule di governo contro la "piaga" del Finale, ma quando scendono per le strade della città o in porto a svolgere le loro quotidiane funzioni economiche dimenticano gli interessi di Stato); e il paziente sfoglio dei registri parrocchiali della Marina del Finale consente di appurare una forte presenza di matrimoni "misti", in cui cioè lo sposo è genovese o suddito del Dominio della Superba. Evidentemente, i rapporti tra finalesi e genovesi nel corso del XVII erano diversi da come ce li avevano fino ad ora raccontati.
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