L’arsenale militare alla Spezia è un paesaggio nascosto, un grande lembo di città segreto, la sua vasta estensione, 85 ettari circa, è difficilmente percepibile e soltanto dalla sommità dell’anfiteatro collinare alle spalle, mentre la vista dal mare è praticamente inesistente. E’ un elemento compiuto: ha in sé specificità e caratteristiche, è una città dentro la città. Inaugurato ufficialmente nel 1869, su un progetto elaborato dall’ingegnere e architetto militare Domenico Chiodo del 1861, accompagna tutti i 150 anni della breve storia dell’Italia. La narrazione dell’Arsenale militare coincide con la storia di una città, nata, sviluppata e declinata alle spalle di un luogo per lei tanto presente ed ingombrante, ma nello stesso tempo assolutamente celato. E’ un paesaggio culturale, uno spazio positivo e non negativo. Ha la capacità di restituire significato e qualità ad una porzione di territorio e parallelamente di innescare un processo più diffuso di riconoscimento del suo valore sociale, storico e culturale. L’arsenale militare ormai ultracentenario all’interno del golfo dei poeti con la città storica, con le periferie costruite, con le colline urbanizzate, con i borghi marinari antichi, con il porto commerciale e con le recenti nautiche da diporto di fatto costruiscono ed appartengono ad un sistema unitario, sono un paesaggio unico. In un’ottica di riconversione delle aree militari e di riorganizzazione dell’arsenale la scommessa per la città della Spezia è quella di riuscire ad appropriarsi di questo luogo da sempre “suo”, che in un certo senso l’ha generata, ma che ne è sempre rimasto distaccato. La strategia da cui ripartire per integrare l’arsenale alla città sta nel ridisegno degli spazi aperti ricreando un unico paesaggio, che comprende anche il nuovo waterfront, nella Calata Paita, oggi area portuale nel cuore della città. Un nuovo organismo integrato i cui cambiamenti interconnessi siano in grado di influenzarsi tra loro e di rivitalizzare l’intero sistema, attraverso azioni di rivalutazione, riconcettualizzazione, ristrutturazione, ridistribuizione, rilocalizzazione, riutilizzazione e riciclo secondo la teoria della decrescita di Latouche (2008). In quest’ottica l’arsenale, in parte dismesso in parte ancora militare, potrebbe diventare il fulcro dell’intero sistema che si affaccia sul golfo; potenzialmente una nuova piazza ‘liquida’ (Bauman-2002). Un’agorà, luogo d’incontro rinnovato ed elemento di aggregazione rinato, non la piazza descritta dal sociologo Zygmunt Bauman (2002), caratterizzata dal solo passaggio di individui, ma un vero spazio pubblico inteso come luogo di incontro, una scommessa contro l’isolamento sociale ed il senso di solitudine, la rinascita di un interesse per il bene comune, su cui far rivivere, riutilizzandole, le preesistenze con usi e funzioni rinnovate, in un’ottica di grande flessibilità. Nella riqualificazione delle aree dell’Arsenale una possibile strategia prende spunto da Bernard Lassus, che invita il progettista ad utilizzare la ‘reivenzione poetica’ attraverso cui evocare il senso dimenticato di un luogo per ricaratterizzarlo nella percezione di abitanti e di visitatori, fornendogli una nuova identità, in cui si compenetrano elementi del passato “ancora leggibili” e nuove reinterpretazioni sulla base di differenti necessità. Alcuni dei metodi innovativi da seguire, sviluppati nel paper attraverso casi di studio e supportati da esempi internazionali contemporanei sono: progettare la riqualificazione attraverso un profondo radicamento al contesto fisico per ristabilire un contatto percettivo con il luogo, prevedere un paesaggio “in movimento”, flessibile e capace di adattarsi alle trasformazioni, ma senza perdere di vista l’idea originaria di rigenerazione e di riqualificazione generale, affrontare il recupero dei luoghi attraverso progetti di paesaggio “sostenibili”, con ridotti costi di manutenzione e utilizzo di materiali, acqua e suolo riciclati e rigenerati , dove la ricerca formale e la pratica artistica possano dialogare con adattabilità all’ambiente e con problemi economici ed ecologici.

Arsenale militare della Spezia: una nuova piazza “liquida” per la città

BURLANDO, PATRIZIA
2013

Abstract

L’arsenale militare alla Spezia è un paesaggio nascosto, un grande lembo di città segreto, la sua vasta estensione, 85 ettari circa, è difficilmente percepibile e soltanto dalla sommità dell’anfiteatro collinare alle spalle, mentre la vista dal mare è praticamente inesistente. E’ un elemento compiuto: ha in sé specificità e caratteristiche, è una città dentro la città. Inaugurato ufficialmente nel 1869, su un progetto elaborato dall’ingegnere e architetto militare Domenico Chiodo del 1861, accompagna tutti i 150 anni della breve storia dell’Italia. La narrazione dell’Arsenale militare coincide con la storia di una città, nata, sviluppata e declinata alle spalle di un luogo per lei tanto presente ed ingombrante, ma nello stesso tempo assolutamente celato. E’ un paesaggio culturale, uno spazio positivo e non negativo. Ha la capacità di restituire significato e qualità ad una porzione di territorio e parallelamente di innescare un processo più diffuso di riconoscimento del suo valore sociale, storico e culturale. L’arsenale militare ormai ultracentenario all’interno del golfo dei poeti con la città storica, con le periferie costruite, con le colline urbanizzate, con i borghi marinari antichi, con il porto commerciale e con le recenti nautiche da diporto di fatto costruiscono ed appartengono ad un sistema unitario, sono un paesaggio unico. In un’ottica di riconversione delle aree militari e di riorganizzazione dell’arsenale la scommessa per la città della Spezia è quella di riuscire ad appropriarsi di questo luogo da sempre “suo”, che in un certo senso l’ha generata, ma che ne è sempre rimasto distaccato. La strategia da cui ripartire per integrare l’arsenale alla città sta nel ridisegno degli spazi aperti ricreando un unico paesaggio, che comprende anche il nuovo waterfront, nella Calata Paita, oggi area portuale nel cuore della città. Un nuovo organismo integrato i cui cambiamenti interconnessi siano in grado di influenzarsi tra loro e di rivitalizzare l’intero sistema, attraverso azioni di rivalutazione, riconcettualizzazione, ristrutturazione, ridistribuizione, rilocalizzazione, riutilizzazione e riciclo secondo la teoria della decrescita di Latouche (2008). In quest’ottica l’arsenale, in parte dismesso in parte ancora militare, potrebbe diventare il fulcro dell’intero sistema che si affaccia sul golfo; potenzialmente una nuova piazza ‘liquida’ (Bauman-2002). Un’agorà, luogo d’incontro rinnovato ed elemento di aggregazione rinato, non la piazza descritta dal sociologo Zygmunt Bauman (2002), caratterizzata dal solo passaggio di individui, ma un vero spazio pubblico inteso come luogo di incontro, una scommessa contro l’isolamento sociale ed il senso di solitudine, la rinascita di un interesse per il bene comune, su cui far rivivere, riutilizzandole, le preesistenze con usi e funzioni rinnovate, in un’ottica di grande flessibilità. Nella riqualificazione delle aree dell’Arsenale una possibile strategia prende spunto da Bernard Lassus, che invita il progettista ad utilizzare la ‘reivenzione poetica’ attraverso cui evocare il senso dimenticato di un luogo per ricaratterizzarlo nella percezione di abitanti e di visitatori, fornendogli una nuova identità, in cui si compenetrano elementi del passato “ancora leggibili” e nuove reinterpretazioni sulla base di differenti necessità. Alcuni dei metodi innovativi da seguire, sviluppati nel paper attraverso casi di studio e supportati da esempi internazionali contemporanei sono: progettare la riqualificazione attraverso un profondo radicamento al contesto fisico per ristabilire un contatto percettivo con il luogo, prevedere un paesaggio “in movimento”, flessibile e capace di adattarsi alle trasformazioni, ma senza perdere di vista l’idea originaria di rigenerazione e di riqualificazione generale, affrontare il recupero dei luoghi attraverso progetti di paesaggio “sostenibili”, con ridotti costi di manutenzione e utilizzo di materiali, acqua e suolo riciclati e rigenerati , dove la ricerca formale e la pratica artistica possano dialogare con adattabilità all’ambiente e con problemi economici ed ecologici.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11567/572719
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