Negli ultimi anni della propria vita, minato dalla tisi, lo scrittore inglese D.H. Lawrence si avventurò in un faticoso viaggio alla scoperta degli Etruschi, una civiltà sepolta che da alcuni decenni cominciava a interessare e incuriosire storici e archeologi. Frutto di questo viaggio fu un libro di viaggi rimasto incompiuto (Sketches of Etruscan Places, 1932), ma di sorprendente interesse per l’attualità delle riflessioni che l’autore vi propone. Lawrence risponde “poeticamente” a questa civiltà sepolta che per lui costituisce non un mero insieme di reperti archeologici, ma l’occasione di un’esperienza da vivere con passione e partecipazione. Egli interpreta questa civiltà nei termini di un vitalismo che risente molto dell’influenza futurista e dei provocatori manifesti marinettiani pubblicati alcuni anni prima del suo viaggio, da lui letti con molto interesse. Le sue riflessioni si espandono poi, come cercherò di dimostrare in questo intervento, in un’analisi del rapporto tra l’uniformità romana e la molteplicità etrusca che si presenta come un’anticipazione delle contemporanee teorie postcoloniali sul rapporto tra colonizzati e colonizzatori.

La Toscana etrusca e quella romana di D.H. Lawrence

MICHELUCCI, STEFANIA
2012

Abstract

Negli ultimi anni della propria vita, minato dalla tisi, lo scrittore inglese D.H. Lawrence si avventurò in un faticoso viaggio alla scoperta degli Etruschi, una civiltà sepolta che da alcuni decenni cominciava a interessare e incuriosire storici e archeologi. Frutto di questo viaggio fu un libro di viaggi rimasto incompiuto (Sketches of Etruscan Places, 1932), ma di sorprendente interesse per l’attualità delle riflessioni che l’autore vi propone. Lawrence risponde “poeticamente” a questa civiltà sepolta che per lui costituisce non un mero insieme di reperti archeologici, ma l’occasione di un’esperienza da vivere con passione e partecipazione. Egli interpreta questa civiltà nei termini di un vitalismo che risente molto dell’influenza futurista e dei provocatori manifesti marinettiani pubblicati alcuni anni prima del suo viaggio, da lui letti con molto interesse. Le sue riflessioni si espandono poi, come cercherò di dimostrare in questo intervento, in un’analisi del rapporto tra l’uniformità romana e la molteplicità etrusca che si presenta come un’anticipazione delle contemporanee teorie postcoloniali sul rapporto tra colonizzati e colonizzatori.
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