Al centro del libro sta l'eterna, problematica relazione del pensiero giuspolitico col concetto di natura (natura contrapposta all'artificio; natura del mondo, dell'uomo, delle cose, del diritto stesso). Sua cifra stilistica è l'intreccio di riferimenti, oltre che ad autori di diritto, a filosofi e ad opere letterarie. Ne risulta l'idea che "l'ordine naturale" sia un prodotto instabile della mente, una sorta di illusione sempre proficuamente sconfessata e però sempre risorgente in forme nuove, immanente alla civiltà fino a presentarsi essa stessa, in modo enigmatico, come... nell'ordine delle cose. Attraverso nove capitoli sono illustrati: lo stretto nesso che sussiste tra diritto privato, tradizione romanistica e concezioni cognitiviste della "giustizia"; le differenti maniere attraverso le quali le dottrine del diritto naturale hanno sensibilmente influito, nel corso della storia, sull'esperienza tecnica del diritto e sull'esercizio della iuris-dictio non solo nei Paesi di civil law ma anche nel mondo anglosassone; le ragioni ideali e materiali della crisi del giusnaturalismo e del prevalere delle opposte correnti del "giuspositivismo" e "formalismo"; il lascito che questa secolare vicenda ha depositato nelle moderne Costituzioni, nella teorica dei diritti umani, ma anche negli approcci critici e anti-formalisti al diritto positivo, e in particolare al diritto privato. Tra i fili conduttori del volume centrale è la discussione e la valorizzazione del "formante-legge" nel suo nesso con i principi di eguaglianza e di pari dignità (art. 3 Cost.): di qui in particolare, nel capitolo VI, le pagine dedicate all'interpretazione della legge e ad una radicale critica dei "dogmi" secondo i quali l'interpretazione analogica presupporrebbe necessariamente una "lacuna" e sarebbe incompatibile con norme deroganti ad altre. Tra gli altri temi ricorrenti, alcuni sono di diritto privato "classico" (limiti alla liceità del contratto, divieti di restituzione, condizione), altri si agganciano ai nuovi dibattiti della bioetica (procreazione assistita, definizione di morte, "testamento biologico"): tutti sono trattati sulla premessa metodologica che non esista un "giusto di natura", ma che ciò - contrariamente ad un diffuso pregiudizio "post-modernista" - non impedisca di affronatre i problemi del diritto su basi cognitive.

L'ordine naturale delle cose

CARUSI, DONATO
2011

Abstract

Al centro del libro sta l'eterna, problematica relazione del pensiero giuspolitico col concetto di natura (natura contrapposta all'artificio; natura del mondo, dell'uomo, delle cose, del diritto stesso). Sua cifra stilistica è l'intreccio di riferimenti, oltre che ad autori di diritto, a filosofi e ad opere letterarie. Ne risulta l'idea che "l'ordine naturale" sia un prodotto instabile della mente, una sorta di illusione sempre proficuamente sconfessata e però sempre risorgente in forme nuove, immanente alla civiltà fino a presentarsi essa stessa, in modo enigmatico, come... nell'ordine delle cose. Attraverso nove capitoli sono illustrati: lo stretto nesso che sussiste tra diritto privato, tradizione romanistica e concezioni cognitiviste della "giustizia"; le differenti maniere attraverso le quali le dottrine del diritto naturale hanno sensibilmente influito, nel corso della storia, sull'esperienza tecnica del diritto e sull'esercizio della iuris-dictio non solo nei Paesi di civil law ma anche nel mondo anglosassone; le ragioni ideali e materiali della crisi del giusnaturalismo e del prevalere delle opposte correnti del "giuspositivismo" e "formalismo"; il lascito che questa secolare vicenda ha depositato nelle moderne Costituzioni, nella teorica dei diritti umani, ma anche negli approcci critici e anti-formalisti al diritto positivo, e in particolare al diritto privato. Tra i fili conduttori del volume centrale è la discussione e la valorizzazione del "formante-legge" nel suo nesso con i principi di eguaglianza e di pari dignità (art. 3 Cost.): di qui in particolare, nel capitolo VI, le pagine dedicate all'interpretazione della legge e ad una radicale critica dei "dogmi" secondo i quali l'interpretazione analogica presupporrebbe necessariamente una "lacuna" e sarebbe incompatibile con norme deroganti ad altre. Tra gli altri temi ricorrenti, alcuni sono di diritto privato "classico" (limiti alla liceità del contratto, divieti di restituzione, condizione), altri si agganciano ai nuovi dibattiti della bioetica (procreazione assistita, definizione di morte, "testamento biologico"): tutti sono trattati sulla premessa metodologica che non esista un "giusto di natura", ma che ciò - contrariamente ad un diffuso pregiudizio "post-modernista" - non impedisca di affronatre i problemi del diritto su basi cognitive.
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