Gli studiosi che si sono occupati dell’Espurgatoire di Marie de France si sono sempre scontrati con il problema della ‘fonte’ a cui la scrittrice poté aver attinto per allestire il suo volgarizzamento. Interrogativo ancora irrisolto in considerazione del fatto che nessuno fra i codici del Tractatus che siano stati oggetto di studi approfonditi è tipologicamente similare al testo dell’opera di Marie: come la cosiddetta ‘versione corta’ (o α) essa reca infatti la prima omelia in forma ridotta, è privo della seconda e acclude un breve epilogo a suggello della testimonianza di Gilberto, inoltre contiene svariati passi, di ampiezza disuguale, che troviamo solo in α. Come la ‘versione lunga’ (β) include però le narratiunculae dell’‘appendice’ e l’epilogo conclusivo. Per quanto concerne la materia trattata e la sua scansione all’interno della compagine testuale, la redazione che pare più vicina al primo volgarizzamento antico-francese risulterebbe essere quella di un codice degli inizi del XIV secolo custodito nella biblioteca dell’Escorial (T. I. 12). Il merito di aver scoperto l’esistenza di apprezzabili analogie spetta a Antonio G. Solalinde che già nel 1925 osservava che «todo lo que contiene E [cioè Escorial T. I. 12] tendría que estar en el manuscrito — que yo llamo X por haberse perdido —, de que se sirvió Marie de France para su Espurgatoire», e concludeva: «los estudiosos de Marie de France tendrán que examinar el manuscrito E que, aunque por su fecha no haya podido ser su original, se aproxima mucho al X supuesto» (A. G. Solalinde, La primera versión espanola de El Purgatorio de San Patricio y la difusión de esta leyenda en España, in Homenaje ofrecido a Menéndez Pidal: miscelàñea de estudios linguisticos literarios e históricos, 3 voll., Madrid, Hernando, 1925, vol. II, pp. 219-257, cit. alle pp. 238 e 240). Con il presente studio si intende vagliare la correttezza dell’intuizione di Solalinde analizzando nel dettaglio le corrispondenze linguistiche e sintattiche, oltre che strutturali, che il testo oitanico intrattiene con questa versione del Tractatus, plausibile testimone di un ramo della tradizione del testo scarsamente rappresentata fra i numerosissimi codici conservati.

Il modello latino dell’Espurgatoire seint Patriz di Marie de France: analisi comparativa fra il volgarizzamento oitanico e il ms. Madrid, El Escorial, lat. T.I.12 (ff. 193va-206rb)

BARILLARI, MAURA SONIA
2012

Abstract

Gli studiosi che si sono occupati dell’Espurgatoire di Marie de France si sono sempre scontrati con il problema della ‘fonte’ a cui la scrittrice poté aver attinto per allestire il suo volgarizzamento. Interrogativo ancora irrisolto in considerazione del fatto che nessuno fra i codici del Tractatus che siano stati oggetto di studi approfonditi è tipologicamente similare al testo dell’opera di Marie: come la cosiddetta ‘versione corta’ (o α) essa reca infatti la prima omelia in forma ridotta, è privo della seconda e acclude un breve epilogo a suggello della testimonianza di Gilberto, inoltre contiene svariati passi, di ampiezza disuguale, che troviamo solo in α. Come la ‘versione lunga’ (β) include però le narratiunculae dell’‘appendice’ e l’epilogo conclusivo. Per quanto concerne la materia trattata e la sua scansione all’interno della compagine testuale, la redazione che pare più vicina al primo volgarizzamento antico-francese risulterebbe essere quella di un codice degli inizi del XIV secolo custodito nella biblioteca dell’Escorial (T. I. 12). Il merito di aver scoperto l’esistenza di apprezzabili analogie spetta a Antonio G. Solalinde che già nel 1925 osservava che «todo lo que contiene E [cioè Escorial T. I. 12] tendría que estar en el manuscrito — que yo llamo X por haberse perdido —, de que se sirvió Marie de France para su Espurgatoire», e concludeva: «los estudiosos de Marie de France tendrán que examinar el manuscrito E que, aunque por su fecha no haya podido ser su original, se aproxima mucho al X supuesto» (A. G. Solalinde, La primera versión espanola de El Purgatorio de San Patricio y la difusión de esta leyenda en España, in Homenaje ofrecido a Menéndez Pidal: miscelàñea de estudios linguisticos literarios e históricos, 3 voll., Madrid, Hernando, 1925, vol. II, pp. 219-257, cit. alle pp. 238 e 240). Con il presente studio si intende vagliare la correttezza dell’intuizione di Solalinde analizzando nel dettaglio le corrispondenze linguistiche e sintattiche, oltre che strutturali, che il testo oitanico intrattiene con questa versione del Tractatus, plausibile testimone di un ramo della tradizione del testo scarsamente rappresentata fra i numerosissimi codici conservati.
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