Il progressivo invecchiamento della popolazione è questione che interessa tutti i paesi dell’Unione Europea e costituisce una delle priorità dell’agenda delle politiche sociali. Proprio per questa ragione, il 2012 è stato dichiarato l’anno dell’invecchiamento attivo. Cosa offrono le città oggi, e in particolare Genova, alla popolazione anziana che in così larga misura le compone? Quali archetipi culturali si celano dietro il modo stesso di concepire l’invecchiamento e i ruoli a esso associati? Cosa comporta questo nella quotidianità degli anziani, spesso vittime della povertà, dell’isolamento relazionale, dei rischi di raggiro o delle barriere architettoniche? Quali strategie sono messe in atto da parte loro in una società in cui sembrano prevalere riflessività individuale e relazioni sempre più liquide e frammentarie? E, infine, dietro tali strategie si può cogliere l’emersione di un protagonismo sempre più attivo da parte della terza e della quarta età? Il libro cerca di esplorare possibili risposte osservando il caso genovese e, in particolare, analizzando i risultati di un’indagine empirica nel contesto metropolitano della Val Polcevera, territorio di profonda memoria e di significativo mutamento, un tempo importante teatro di cultura operaia, in cui gli elementi del radicamento storico e culturale si alternano con le condizioni tipiche di una periferia metropolitana deindustrializzata e postmoderna. A Genova come in buona parte delle società avanzate, è tempo di superare le retoriche ancorate al costo sociale degli anziani in termini di welfare e assistenza sociosanitaria, dove una loro stessa responsabilizzazione verso l’attivismo comporterebbe un’implicita ottimizzazione delle risorse, permettendo nuovi tagli alla spesa sociale oltre a quelli già abbondantemente praticati. È giunto, infatti, il momento di ripensare il ruolo dell’anziano nella società, mirando ad allargarne l’orizzonte delle capability e delle opportunità e superando rappresentazioni omologanti e stereotipiche della vecchiaia in favore di una concezione rispettosa dei percorsi di vita e improntata alla cittadinanza attiva.

Città vecchia, nuovi anziani. Invecchiamento e postmodernità in una periferia metropolitana

POLI, STEFANO
2012

Abstract

Il progressivo invecchiamento della popolazione è questione che interessa tutti i paesi dell’Unione Europea e costituisce una delle priorità dell’agenda delle politiche sociali. Proprio per questa ragione, il 2012 è stato dichiarato l’anno dell’invecchiamento attivo. Cosa offrono le città oggi, e in particolare Genova, alla popolazione anziana che in così larga misura le compone? Quali archetipi culturali si celano dietro il modo stesso di concepire l’invecchiamento e i ruoli a esso associati? Cosa comporta questo nella quotidianità degli anziani, spesso vittime della povertà, dell’isolamento relazionale, dei rischi di raggiro o delle barriere architettoniche? Quali strategie sono messe in atto da parte loro in una società in cui sembrano prevalere riflessività individuale e relazioni sempre più liquide e frammentarie? E, infine, dietro tali strategie si può cogliere l’emersione di un protagonismo sempre più attivo da parte della terza e della quarta età? Il libro cerca di esplorare possibili risposte osservando il caso genovese e, in particolare, analizzando i risultati di un’indagine empirica nel contesto metropolitano della Val Polcevera, territorio di profonda memoria e di significativo mutamento, un tempo importante teatro di cultura operaia, in cui gli elementi del radicamento storico e culturale si alternano con le condizioni tipiche di una periferia metropolitana deindustrializzata e postmoderna. A Genova come in buona parte delle società avanzate, è tempo di superare le retoriche ancorate al costo sociale degli anziani in termini di welfare e assistenza sociosanitaria, dove una loro stessa responsabilizzazione verso l’attivismo comporterebbe un’implicita ottimizzazione delle risorse, permettendo nuovi tagli alla spesa sociale oltre a quelli già abbondantemente praticati. È giunto, infatti, il momento di ripensare il ruolo dell’anziano nella società, mirando ad allargarne l’orizzonte delle capability e delle opportunità e superando rappresentazioni omologanti e stereotipiche della vecchiaia in favore di una concezione rispettosa dei percorsi di vita e improntata alla cittadinanza attiva.
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