The architecture of a house is, for its client, a kind of self-portrait. The client drives the architecture in a peculiar way, creating a unique operational context in which the architect becomes a sort of biographer who tells the part of the story about the client he wants to give to his public. This declination of housing design subtracts the project from the usual system of interpretation of the functional and constructive rules, reinforcing the expressive and narrative function of the job. Therefore, in this framework, the relationship between client and architect cannot be read just as a professional and economic link, but must be read as an act between a donor and a recipient of the work, a relationship with its own ethics. The weight of the relationship between client and architect increase its values if the desire is assumed as the source before the work, an original, obscure, shapeless, even if very powerful event. The project as an organization of this energy, materialization of its main lines, incardination of its visionary characters in the stability of a codified language, of a coherent figuration, then the relationship between the two moments will be defined with clearer features that do not exclude the contrast, but they justify it within a dense dialectical confrontation. Giving prominence and knowing how to weigh the relationships between the people who gravitate around an architectural work (and how they vary during the various phases of the process) means wanting to seek the most precise reasons for the choices in the awareness of their spurious essence, attempting to grasp their Basically, I ended up admitting that the architecture of a house is above all the organization of the limit between the roles, the management of the willingness to grant space on the part of the actors. The first section of the thesis closes with the reading, anticipated in substance already by the title, of four case studies that are emblematic of this limit due to their variable nature. Focus of the second section of the thesis are the four houses that André Bloc built as both client and designer, evaluated as the expression of four different measures of the limit of the role, studied as an evolution of the intellectual research to which the artist French has dedicated his own existence and of which he wanted to give continuous clarity in the double role of publisher and producer of art and architecture. Bloc establishes a privileged understanding and a solid collaboration with many of his collaborators (among all Viganò and Parent) continuously fueling his desire to express himself also through architecture, his career as a designer will lead him to produce, in addition to his own houses , other projects - juxtaposing very heterogeneous collectives (Parent will remain a constant) and different themes; in addition to the cases of the residences, it is worth mentioning the Maison de l'Iran at the Cité Universitaire in Paris which he designed with Claude Parent, Mohsen Foroughi, Heydar Ghiai, René Sarger (1960-1968), or the Urbania city car with Jean Lin Viaud and Marcel Bercy (1962). The first of the four houses that Bloc built in Meudon, with a rather large group of designers made up of M. Tallet, W. Münz, R. Montaut, saw the French artist dedicate a role to the architectural project that saw him concentrate mainly on the drawing of some furnishing elements and on individual construction elements to which he attributed particular plastic value, the stairs. The evolution of the figure he covered in architectural projects and which he himself defined as plastic consultant had an increasingly central position in the buildings he built, in chronological order those built for himself: the holiday home in San Felice di Benaco with Vittoriano Viganò (1954-1958), the Maison experimentale in Antibes with C. Parent (1959-1962) and the holiday home in Carboneras in Spain with C. Parent (1964-1966).

L’architettura di una casa è, per il proprio committente, rappresentazione di sé. Il committente ne determina l’architettura in maniera peculiare, creando un contesto operativo unico in cui l’architetto diventa una sorta di biografo che racconta la parte che il cliente vuole mostrare di sé. Questa declinazione del tema dell’abitare sottrae il progetto dal sistema usuale d’interpretazione del programma funzionale e costruttivo rafforzando la funzione espressiva e narrativa dell’opera. Dunque, in questo quadro, il rapporto fra committente e progettista non può essere interpretato solo come una relazione professionale ed economica, ma deve essere letto come imprescindibile atto plurale fra un donatore e un ricevente dell’opera, così assume i connotati di una relazione emotiva con un’etica propria. Del rapporto fra committente e architetto aumenta ulteriormente il peso se si assume il desiderio come scaturigine prima dell'opera, evento originario, oscuro, informe, eppure potente. Il progetto come organizzazione di questa energia, materializzazione delle sue linee portanti, incardinamento dei suoi caratteri visionari nella stabilità di un linguaggio codificato, di una figurazione coerente, allora la relazione tra i due momenti si definirà con lineamenti più netti che non escludono il contrasto, ma lo giustificano all'interno di un denso confronto dialettico. Dare rilevo e saper pesare le relazioni fra le persone che gravitano intorno a un’opera architettonica (e come esse variano durante le varie fasi del processo) significa voler ricercare le ragioni più precise delle scelte nella consapevolezza della loro spuria essenza, tentare di coglierne l'esito nella sostanza ammettendo che l’architettura di una casa è soprattutto organizzazione del limite fra i ruoli, gestione della disponibilità a concedere spazio da parte degli attori. La prima sezione della tesi si chiude con la lettura, anticipata nella sostanza già dal titolo, di quattro casi studio che sono emblematici per natura variabile di questo limite. Focus della seconda sezione della tesi sono le quattro case che André Bloc costruì in veste sia di committente sia di progettista, valutate come l’espressione di quattro differenti misure del limite del ruolo, studiate come un’evoluzione della ricerca intellettuale alla quale l’artista francese ha dedicato la propria esistenza e della quale ha voluto dare continua chiarezza nella doppia parte di editore e di produttore d’arte e d’architettura. Bloc instaura un’intesa privilegiata e una salda collaborazione con molti dei sui collaboratori (fra tutti Viganò e Parent) alimentando di continuo il suo desiderio di esprimersi anche attraverso l’architettura, il suo percorso di progettista lo porterà a produrre, oltre alle proprie case, altri progetti -affiancando collettivi molto eterogenei (Parent rimarrà una costante) e temi differenti; oltre ai casi delle residenze vale la pena citare la Maison de l’Iran alla Cité Universitaire di Parigi che progettata con Claude Parent, Mohsen Foroughi, Heydar Ghiai, René Sarger (1960-1968), o l’automobile da città Urbania con Jean Lin Viaud e Marcel Bercy (1962). La prima delle quattro case che Bloc costruì a Meudon, con un gruppo di progettisti piuttosto ampio costituito da M. Tallet, W. Münz, R. Montaut, vide l’artista francese dedicare al progetto di architettura un ruolo che lo vide concentrarsi principalmente sul disegno di alcuni elementi d’arredo e su singoli elementi costruttivi a cui attribuì particolare valore plastico, le scale. L’evoluzione della figura che egli ricopriva nei progetti di architettura e che egli stesso definì di consulente plastico ebbe una posizione sempre più centrale negli edifici che realizzò, in ordine cronologico quelli costruiti per sé: la casa di vacanza a San Felice di Benaco con Vittoriano Viganò (1954-1958), la Maison experimentale di Antibes con C. Parent (1959-1962) e la casa di vacanza a Carboneras in Spagna con C. Parent (1964-1966).

Fenomenologia del tradimento. Storie di committenti, architetti e delle loro case

TESTA, FRANCESCO
2022-12-14

Abstract

L’architettura di una casa è, per il proprio committente, rappresentazione di sé. Il committente ne determina l’architettura in maniera peculiare, creando un contesto operativo unico in cui l’architetto diventa una sorta di biografo che racconta la parte che il cliente vuole mostrare di sé. Questa declinazione del tema dell’abitare sottrae il progetto dal sistema usuale d’interpretazione del programma funzionale e costruttivo rafforzando la funzione espressiva e narrativa dell’opera. Dunque, in questo quadro, il rapporto fra committente e progettista non può essere interpretato solo come una relazione professionale ed economica, ma deve essere letto come imprescindibile atto plurale fra un donatore e un ricevente dell’opera, così assume i connotati di una relazione emotiva con un’etica propria. Del rapporto fra committente e architetto aumenta ulteriormente il peso se si assume il desiderio come scaturigine prima dell'opera, evento originario, oscuro, informe, eppure potente. Il progetto come organizzazione di questa energia, materializzazione delle sue linee portanti, incardinamento dei suoi caratteri visionari nella stabilità di un linguaggio codificato, di una figurazione coerente, allora la relazione tra i due momenti si definirà con lineamenti più netti che non escludono il contrasto, ma lo giustificano all'interno di un denso confronto dialettico. Dare rilevo e saper pesare le relazioni fra le persone che gravitano intorno a un’opera architettonica (e come esse variano durante le varie fasi del processo) significa voler ricercare le ragioni più precise delle scelte nella consapevolezza della loro spuria essenza, tentare di coglierne l'esito nella sostanza ammettendo che l’architettura di una casa è soprattutto organizzazione del limite fra i ruoli, gestione della disponibilità a concedere spazio da parte degli attori. La prima sezione della tesi si chiude con la lettura, anticipata nella sostanza già dal titolo, di quattro casi studio che sono emblematici per natura variabile di questo limite. Focus della seconda sezione della tesi sono le quattro case che André Bloc costruì in veste sia di committente sia di progettista, valutate come l’espressione di quattro differenti misure del limite del ruolo, studiate come un’evoluzione della ricerca intellettuale alla quale l’artista francese ha dedicato la propria esistenza e della quale ha voluto dare continua chiarezza nella doppia parte di editore e di produttore d’arte e d’architettura. Bloc instaura un’intesa privilegiata e una salda collaborazione con molti dei sui collaboratori (fra tutti Viganò e Parent) alimentando di continuo il suo desiderio di esprimersi anche attraverso l’architettura, il suo percorso di progettista lo porterà a produrre, oltre alle proprie case, altri progetti -affiancando collettivi molto eterogenei (Parent rimarrà una costante) e temi differenti; oltre ai casi delle residenze vale la pena citare la Maison de l’Iran alla Cité Universitaire di Parigi che progettata con Claude Parent, Mohsen Foroughi, Heydar Ghiai, René Sarger (1960-1968), o l’automobile da città Urbania con Jean Lin Viaud e Marcel Bercy (1962). La prima delle quattro case che Bloc costruì a Meudon, con un gruppo di progettisti piuttosto ampio costituito da M. Tallet, W. Münz, R. Montaut, vide l’artista francese dedicare al progetto di architettura un ruolo che lo vide concentrarsi principalmente sul disegno di alcuni elementi d’arredo e su singoli elementi costruttivi a cui attribuì particolare valore plastico, le scale. L’evoluzione della figura che egli ricopriva nei progetti di architettura e che egli stesso definì di consulente plastico ebbe una posizione sempre più centrale negli edifici che realizzò, in ordine cronologico quelli costruiti per sé: la casa di vacanza a San Felice di Benaco con Vittoriano Viganò (1954-1958), la Maison experimentale di Antibes con C. Parent (1959-1962) e la casa di vacanza a Carboneras in Spagna con C. Parent (1964-1966).
The architecture of a house is, for its client, a kind of self-portrait. The client drives the architecture in a peculiar way, creating a unique operational context in which the architect becomes a sort of biographer who tells the part of the story about the client he wants to give to his public. This declination of housing design subtracts the project from the usual system of interpretation of the functional and constructive rules, reinforcing the expressive and narrative function of the job. Therefore, in this framework, the relationship between client and architect cannot be read just as a professional and economic link, but must be read as an act between a donor and a recipient of the work, a relationship with its own ethics. The weight of the relationship between client and architect increase its values if the desire is assumed as the source before the work, an original, obscure, shapeless, even if very powerful event. The project as an organization of this energy, materialization of its main lines, incardination of its visionary characters in the stability of a codified language, of a coherent figuration, then the relationship between the two moments will be defined with clearer features that do not exclude the contrast, but they justify it within a dense dialectical confrontation. Giving prominence and knowing how to weigh the relationships between the people who gravitate around an architectural work (and how they vary during the various phases of the process) means wanting to seek the most precise reasons for the choices in the awareness of their spurious essence, attempting to grasp their Basically, I ended up admitting that the architecture of a house is above all the organization of the limit between the roles, the management of the willingness to grant space on the part of the actors. The first section of the thesis closes with the reading, anticipated in substance already by the title, of four case studies that are emblematic of this limit due to their variable nature. Focus of the second section of the thesis are the four houses that André Bloc built as both client and designer, evaluated as the expression of four different measures of the limit of the role, studied as an evolution of the intellectual research to which the artist French has dedicated his own existence and of which he wanted to give continuous clarity in the double role of publisher and producer of art and architecture. Bloc establishes a privileged understanding and a solid collaboration with many of his collaborators (among all Viganò and Parent) continuously fueling his desire to express himself also through architecture, his career as a designer will lead him to produce, in addition to his own houses , other projects - juxtaposing very heterogeneous collectives (Parent will remain a constant) and different themes; in addition to the cases of the residences, it is worth mentioning the Maison de l'Iran at the Cité Universitaire in Paris which he designed with Claude Parent, Mohsen Foroughi, Heydar Ghiai, René Sarger (1960-1968), or the Urbania city car with Jean Lin Viaud and Marcel Bercy (1962). The first of the four houses that Bloc built in Meudon, with a rather large group of designers made up of M. Tallet, W. Münz, R. Montaut, saw the French artist dedicate a role to the architectural project that saw him concentrate mainly on the drawing of some furnishing elements and on individual construction elements to which he attributed particular plastic value, the stairs. The evolution of the figure he covered in architectural projects and which he himself defined as plastic consultant had an increasingly central position in the buildings he built, in chronological order those built for himself: the holiday home in San Felice di Benaco with Vittoriano Viganò (1954-1958), the Maison experimentale in Antibes with C. Parent (1959-1962) and the holiday home in Carboneras in Spain with C. Parent (1964-1966).
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
phdunige_4707617.pdf

accesso aperto

Tipologia: Tesi di dottorato
Dimensione 14.22 MB
Formato Adobe PDF
14.22 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/1101296
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact