Nei santuari etruschi e italici sono diffusi oggetti metallici (sia in bronzo che in ferro), che vengono convenzionalmente definite “chiavi”, la cui funzione resta ancora, in parte, incerta. Costituiti da uno stelo a sezione rettangolare piatta od ovale, ripiegato spesso ad angolo retto od ottuso o semplicemente arcuato, terminano alla sommità con una “impugnatura” ad occhiello semplice, insellato, “serpeggiante” o a doppia spirale. Le dimensioni raramente sono ragguardevoli (circa 52 cm) o grandi (tra 20 e 27 cm) e, in generale, oscillano tra i 7 ed i 15 cm. Esemplari provengono da santuari dell'Etruria meridionale (Vulci, Civita d’Arlena, Bolsena), dell'Etruria settentrionale (Arezzo), dell'Etruria padana (Marzabotto, fase gallica), dell’Agro Falisco (Mazzano) e del Latium Vetus (Roma, Palestrina); risultano inoltre attestati anche in alcuni santuari dislocati nei territori degli Ernici (Anagni), dei Volsci (Artena, Segni, Sermoneta, Frosinone, Aquino), dei Vestini (Pescosansonesco) e dei Sidicini (Teano). Lo studio dei numerosissimi esemplari in ferro rinvenuti durante lo scavo del santuario di Mazzano in loc. Le Rote, condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale, ha offerto lo spunto per condurre un'analisi della tipologia, funzione e diffusione di questi oggetti nei santuari etruschi ed italici.

Le cosiddette “chiavi” metalliche dai santuari etruschi ed italici: analisi della tipologia, funzione e diffusione

AMBROSINI L
2016

Abstract

Nei santuari etruschi e italici sono diffusi oggetti metallici (sia in bronzo che in ferro), che vengono convenzionalmente definite “chiavi”, la cui funzione resta ancora, in parte, incerta. Costituiti da uno stelo a sezione rettangolare piatta od ovale, ripiegato spesso ad angolo retto od ottuso o semplicemente arcuato, terminano alla sommità con una “impugnatura” ad occhiello semplice, insellato, “serpeggiante” o a doppia spirale. Le dimensioni raramente sono ragguardevoli (circa 52 cm) o grandi (tra 20 e 27 cm) e, in generale, oscillano tra i 7 ed i 15 cm. Esemplari provengono da santuari dell'Etruria meridionale (Vulci, Civita d’Arlena, Bolsena), dell'Etruria settentrionale (Arezzo), dell'Etruria padana (Marzabotto, fase gallica), dell’Agro Falisco (Mazzano) e del Latium Vetus (Roma, Palestrina); risultano inoltre attestati anche in alcuni santuari dislocati nei territori degli Ernici (Anagni), dei Volsci (Artena, Segni, Sermoneta, Frosinone, Aquino), dei Vestini (Pescosansonesco) e dei Sidicini (Teano). Lo studio dei numerosissimi esemplari in ferro rinvenuti durante lo scavo del santuario di Mazzano in loc. Le Rote, condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale, ha offerto lo spunto per condurre un'analisi della tipologia, funzione e diffusione di questi oggetti nei santuari etruschi ed italici.
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