Questo lavoro è diviso in due parti: una monografica in cui viene indagata l’autentica posizione aristotelica in merito allo statuto della phronesis e della conoscenza morale, e l'altra in cui si offre una nuova traduzione del VI libro della Sententia Libri Ethicorum, corredata da introduzione storico-filosofica. Nella parte monografica, si vuole combattere la caricatura che tratteggia lo Stagirita come un particolarista etico, e al contempo sfatare l’immagine altrettanto caricaturale di un Tommaso d’Aquino universalista etico, creatore di un impianto deduttivo, che, “battezzando” Aristotele, di fatto neutralizza la phronesis, trasformando la morale, da capacità inventivo-creativa, a mera questione di deduzione a partire da principi immutabili. Sullo sfondo di tali interpretazioni si scorge una visione dicotomica, dualistica, per la quale da un lato vi è la ragione pratica, con la sua capacità inventiva e la sua percezione creativa ed autosufficiente, e dall’altro il polo universale, fatto di regole estrinseche all’agente. Ciò che questo lavoro vuole mostrare è esattamente l’erroneità di questa dicotomia, che non rende ragione della continua dialettica virtuosa tra universale e singolare, tra necessario e contingente, poli che, ben lungi dall’essere opposti, si sostengono ed alimentano vicendevolmente, in un movimento dal basso verso l’alto, e viceversa.

Le ragioni del contingente. La saggezza pratica tra Aristotele e Tommaso d'Aquino

Vaccarezza M
2012

Abstract

Questo lavoro è diviso in due parti: una monografica in cui viene indagata l’autentica posizione aristotelica in merito allo statuto della phronesis e della conoscenza morale, e l'altra in cui si offre una nuova traduzione del VI libro della Sententia Libri Ethicorum, corredata da introduzione storico-filosofica. Nella parte monografica, si vuole combattere la caricatura che tratteggia lo Stagirita come un particolarista etico, e al contempo sfatare l’immagine altrettanto caricaturale di un Tommaso d’Aquino universalista etico, creatore di un impianto deduttivo, che, “battezzando” Aristotele, di fatto neutralizza la phronesis, trasformando la morale, da capacità inventivo-creativa, a mera questione di deduzione a partire da principi immutabili. Sullo sfondo di tali interpretazioni si scorge una visione dicotomica, dualistica, per la quale da un lato vi è la ragione pratica, con la sua capacità inventiva e la sua percezione creativa ed autosufficiente, e dall’altro il polo universale, fatto di regole estrinseche all’agente. Ciò che questo lavoro vuole mostrare è esattamente l’erroneità di questa dicotomia, che non rende ragione della continua dialettica virtuosa tra universale e singolare, tra necessario e contingente, poli che, ben lungi dall’essere opposti, si sostengono ed alimentano vicendevolmente, in un movimento dal basso verso l’alto, e viceversa.
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