La casa è una, ma ogni volta è diversa. Non si tratta della stessa casa, intesa come manufatto singolo, ma di quello che la parola casa, in sé rappresenta. Si torna a casa, si scappa da casa, si cerca casa, sempre usando la forma singolare, perché una sola può essere la casa, anche se ne possediamo due, tre o cento. Allo stesso tempo la casa cambia, nonostante i muri, le scale e le finestre di cui è fatta rimangono gli stessi. Il suo trasformarsi ha più a che fare con quello che noi siamo disposti a lasciare dentro di lei. Abitare significa infatti avere consuetudine con un luogo, farlo coincidere con tutto ciò che siamo soliti avere con noi, portandocelo dietro continuamente. Abitare la casa è anche un po’ essere quella casa, non solo possederla, ma riempirla con le nostre aspirazioni, i bisogni e, spesso, le paure. Per raccontare la casa è necessario quindi parlare di noi. Non tanto di quello che facciamo dentro alla casa o la vita che accade mentre, sullo sfondo, intorno, lo spazio domestico si cristallizza lentamente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno; ma piuttosto il modo in cui tutto questo avviene. Siamo protagonisti di una storia della quale sono noti l’inizio e la fine e, spesso, alcuni snodi narrativi cruciali, ma nonostante questo ognuno di noi è convinto di essere unico e originale. La casa sono quattordici racconti nei quali si descrivono le modalità attraverso le quali le cose accadono. Non si tratta di scene narrate dentro alle case, ma di case che si materializzano mentre gli eventi si succedono. Raccontano uno spazio buio, la cui profondità è difficile da dimensionare, onirico e razionale allo stesso tempo, abitato da personaggi misteriosi che scompaiono e riappaiono nel passaggio da un racconto all’altro, apparentemente senza una concatenazione logica.

La casa è un sogno

Massimiliano Giberti
2017

Abstract

La casa è una, ma ogni volta è diversa. Non si tratta della stessa casa, intesa come manufatto singolo, ma di quello che la parola casa, in sé rappresenta. Si torna a casa, si scappa da casa, si cerca casa, sempre usando la forma singolare, perché una sola può essere la casa, anche se ne possediamo due, tre o cento. Allo stesso tempo la casa cambia, nonostante i muri, le scale e le finestre di cui è fatta rimangono gli stessi. Il suo trasformarsi ha più a che fare con quello che noi siamo disposti a lasciare dentro di lei. Abitare significa infatti avere consuetudine con un luogo, farlo coincidere con tutto ciò che siamo soliti avere con noi, portandocelo dietro continuamente. Abitare la casa è anche un po’ essere quella casa, non solo possederla, ma riempirla con le nostre aspirazioni, i bisogni e, spesso, le paure. Per raccontare la casa è necessario quindi parlare di noi. Non tanto di quello che facciamo dentro alla casa o la vita che accade mentre, sullo sfondo, intorno, lo spazio domestico si cristallizza lentamente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno; ma piuttosto il modo in cui tutto questo avviene. Siamo protagonisti di una storia della quale sono noti l’inizio e la fine e, spesso, alcuni snodi narrativi cruciali, ma nonostante questo ognuno di noi è convinto di essere unico e originale. La casa sono quattordici racconti nei quali si descrivono le modalità attraverso le quali le cose accadono. Non si tratta di scene narrate dentro alle case, ma di case che si materializzano mentre gli eventi si succedono. Raccontano uno spazio buio, la cui profondità è difficile da dimensionare, onirico e razionale allo stesso tempo, abitato da personaggi misteriosi che scompaiono e riappaiono nel passaggio da un racconto all’altro, apparentemente senza una concatenazione logica.
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