Nelle principali correnti artistiche del dopoguerra la relazione con lo spazio architettonico rientra in una problematica più ampia che riguarda le diverse possibilità di dialogo tra l’opera d’arte e lo spazio in generale, sia esso quello che fisicamente accoglie l’opera o quello che essa attiva con la sua presenza o, ancora, quello a cui essa - metaforicamente o analogicamente – allude. Particolarmente rilevante e foriera d’interessanti sviluppi in questo contesto è la ricerca dell’artista italo-argentino Lucio Fontana, la quale, sempre tesa al superamento dei limiti fisico-oggettuali dell’opera pittorica o scultorea, trova nello spazio architettonico un campo d’intervento particolarmente congeniale: è, infatti, nell’ambito di una fattiva collaborazione con gli architetti che Fontana, nell’immediato dopoguerra, arriva a mettere definitivamente a punto la propria idea dello Spazialismo. Le opere in ceramica realizzate da Fontana per alcuni immobili milanesi sono state concepite per stimolare l’osservatore da un punto di vista fisico, percettivo e intellettuale: proprio in questa fattiva «attivazione della percezione» dello spazio fisico dell’architettura può essere ricercato l’elemento principale della ricca eredità trasmessa da Fontana alle nuove avanguardie europee degli anni sessanta.

Autour de Lucio Fontana. Quelques réflexions sur le rapport art/architecture dans les années 1950 et 1960

VALENTI, PAOLA
2014

Abstract

Nelle principali correnti artistiche del dopoguerra la relazione con lo spazio architettonico rientra in una problematica più ampia che riguarda le diverse possibilità di dialogo tra l’opera d’arte e lo spazio in generale, sia esso quello che fisicamente accoglie l’opera o quello che essa attiva con la sua presenza o, ancora, quello a cui essa - metaforicamente o analogicamente – allude. Particolarmente rilevante e foriera d’interessanti sviluppi in questo contesto è la ricerca dell’artista italo-argentino Lucio Fontana, la quale, sempre tesa al superamento dei limiti fisico-oggettuali dell’opera pittorica o scultorea, trova nello spazio architettonico un campo d’intervento particolarmente congeniale: è, infatti, nell’ambito di una fattiva collaborazione con gli architetti che Fontana, nell’immediato dopoguerra, arriva a mettere definitivamente a punto la propria idea dello Spazialismo. Le opere in ceramica realizzate da Fontana per alcuni immobili milanesi sono state concepite per stimolare l’osservatore da un punto di vista fisico, percettivo e intellettuale: proprio in questa fattiva «attivazione della percezione» dello spazio fisico dell’architettura può essere ricercato l’elemento principale della ricca eredità trasmessa da Fontana alle nuove avanguardie europee degli anni sessanta.
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