Il testo intende offrire un contributo agli studi dedicati alla figura di Galeazzo Alessi, oggi rivalutata da una critica che pone a confronto l’operato dell’architetto perugino con quello di altri importanti esponenti del Rinascimento italiano. Il lavoro dell’autore analizza l’apporto innovativo delle idee e dei suggerimenti progettuali che ne caratterizzano la presenza a Genova, in riferimento alla realizzazione del «costruito di villa», nel periodo compreso fra il 1548 e il 1568. Particolare risalto viene dato al controverso rapporto che lega fra loro i fondamenti teorici e tecnici del progetto di architettura e la prassi del cantiere, che nella prima metà del xvi secolo si avvale del quotidiano impegno di capidopera e di maestranze appartenenti alla potente consorteria dei magistri comacini. A partire dai documenti di archivio, dal lavoro degli studiosi che hanno osservato e descritto questo problema, dallo studio diretto dei corpi di fabbrica l’autore rilegge il ruolo di Galeazzo Alessi nelle trasformazioni che hanno modificato la città murata e il contado. Si compie così un percorso a ritroso nel tempo, che nell’analizzare le similitudini dei palazzi di villa con i volumi cubici in pietra delle murature e con le piramidi lignee delle coperture svela la genialità dell’architetto e il modo con cui opera, il suo privilegiare l’analisi degli effetti piuttosto che indulgere nello studio di una scienza delle cause. Si sottolineano anche le molteplici esperienze, gli espedienti e le risorse che pone in opera nel cantiere nel tentativo di assecondare i desideri di una committenza sempre più raffinata ed esigente. L’intento che si prefigge è volto ad articolare meglio la dimensione e la disposizione degli spazi interni con gli effetti scenici che impreziosiscono i suoi esterni. La ricerca della luce e la definizione di una spazialità diversa, più attenta alle illusioni di un giardino che “entra” negli ambienti del palazzo di villa e, a un tempo, ne viene dominato, richiede una padronanza del progetto strutturale non comune, attuata con soluzioni di straordinario rigore e con puntuale chiarezza esecutiva. Il desiderio di portare alla conoscenza del pubblico le scelte adottate permette anche di sottolineare le innumerevoli varianti consentite dallo schema base, che ne attestano la flessibilità esecutiva e le intrinseche possibilità. Si delinea così il ritratto di un uomo che diviene attore sulla scena del lento perfezionarsi delle tecniche ma anche su quella del mutare, dell’innovare, del proporre quegli approfondimenti metodologici che costituiscono il vero valore di una ricerca.

Galeazzo Alessi e il palazzo di villa a Genova. Una piramide di legno, un cubo di pietra

RAVA, GIOVANNI PAOLO
2013

Abstract

Il testo intende offrire un contributo agli studi dedicati alla figura di Galeazzo Alessi, oggi rivalutata da una critica che pone a confronto l’operato dell’architetto perugino con quello di altri importanti esponenti del Rinascimento italiano. Il lavoro dell’autore analizza l’apporto innovativo delle idee e dei suggerimenti progettuali che ne caratterizzano la presenza a Genova, in riferimento alla realizzazione del «costruito di villa», nel periodo compreso fra il 1548 e il 1568. Particolare risalto viene dato al controverso rapporto che lega fra loro i fondamenti teorici e tecnici del progetto di architettura e la prassi del cantiere, che nella prima metà del xvi secolo si avvale del quotidiano impegno di capidopera e di maestranze appartenenti alla potente consorteria dei magistri comacini. A partire dai documenti di archivio, dal lavoro degli studiosi che hanno osservato e descritto questo problema, dallo studio diretto dei corpi di fabbrica l’autore rilegge il ruolo di Galeazzo Alessi nelle trasformazioni che hanno modificato la città murata e il contado. Si compie così un percorso a ritroso nel tempo, che nell’analizzare le similitudini dei palazzi di villa con i volumi cubici in pietra delle murature e con le piramidi lignee delle coperture svela la genialità dell’architetto e il modo con cui opera, il suo privilegiare l’analisi degli effetti piuttosto che indulgere nello studio di una scienza delle cause. Si sottolineano anche le molteplici esperienze, gli espedienti e le risorse che pone in opera nel cantiere nel tentativo di assecondare i desideri di una committenza sempre più raffinata ed esigente. L’intento che si prefigge è volto ad articolare meglio la dimensione e la disposizione degli spazi interni con gli effetti scenici che impreziosiscono i suoi esterni. La ricerca della luce e la definizione di una spazialità diversa, più attenta alle illusioni di un giardino che “entra” negli ambienti del palazzo di villa e, a un tempo, ne viene dominato, richiede una padronanza del progetto strutturale non comune, attuata con soluzioni di straordinario rigore e con puntuale chiarezza esecutiva. Il desiderio di portare alla conoscenza del pubblico le scelte adottate permette anche di sottolineare le innumerevoli varianti consentite dallo schema base, che ne attestano la flessibilità esecutiva e le intrinseche possibilità. Si delinea così il ritratto di un uomo che diviene attore sulla scena del lento perfezionarsi delle tecniche ma anche su quella del mutare, dell’innovare, del proporre quegli approfondimenti metodologici che costituiscono il vero valore di una ricerca.
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