Il contrasto tra umano e artificiale è stato assai discusso nel corso della storia della filosofia. È noto, per esempio, quanto sostenuto da René Descartes, secondo il quale tutti gli esseri viventi, esseri umani inclusi, non sarebbero altro che “macchine” biologiche più o meno complesse e sofisticate. Secondo lui c’è però un’importante differenza che distingue in maniera sostanziale gli esseri umani dalle altre macchine, siano queste naturali o artificiali: solo i primi possiedono o, meglio, sono anche una mente, una res cogitans. Con le parole dello stesso Descartes: «Sono dunque in poche parole solamente una cosa pensante, cioè una mente, o un animo, o un intelletto, o una ragione» (1641, p. 167). Senza entrare nei dettagli del pensiero del filosofo francese, che esulano dagli scopi di questo articolo, l’idea di fondo espressa dalle sue parole è che sia proprio la mente, o perlomeno alcuni suoi aspetti, a renderci esseri umani, differenziandoci così in modo essenziale tanto dagli animali non umani (macchine biologiche), quanto dai vari artefatti (macchine artificiali). Sebbene oggi la maggior parte di filosofi e scienziati tenda a rifiutare il dualismo ontologico cartesiano – secondo cui la mente (res cogitans), sarebbe una sostanza diversa e indipendente rispetto al cervello o al corpo o, più in generale, alla materia (res extensa) – e a considerare la mente come un fenomeno naturale, vi è assai meno consenso circa l’effettiva possibilità di renderne pienamente conto nei termini e con i metodi delle varie scienze empiriche, nonché di riprodurne artificialmente le principali caratteristiche. Si tratta ad ogni modo di un dibattito vivo e interessante che ha coinvolto e coinvolge discipline anche assai diverse tra loro, come la biologia, l’intelligenza artificiale, la filosofia, la linguistica cognitiva, la neurofisiologia, le neuroscienze, la psicologia cognitiva e la robotica. Gli interrogativi che si possono sollevare sono ovviamente molteplici, ma per gli scopi di questo articolo mi limiterò a considerarne soltanto tre: Quali sono le proprietà fondamentali di una mente? È possibile riprodurle artificialmente? Quali caratteristiche dovrebbe avere una macchina artificiale per essere in grado di riprodurle? Ovviamente non ho l’ambizione di poter rispondere in maniera completa e definitiva a tali questioni: il mio scopo, piuttosto, è quello di delineare un’immagine dell’essere umano a partire dalla quale possa essere più facile tentare di inquadrarle.

Esseri umani, macchine biologiche e macchine artificiali

AMORETTI, MARIA CRISTINA
2013

Abstract

Il contrasto tra umano e artificiale è stato assai discusso nel corso della storia della filosofia. È noto, per esempio, quanto sostenuto da René Descartes, secondo il quale tutti gli esseri viventi, esseri umani inclusi, non sarebbero altro che “macchine” biologiche più o meno complesse e sofisticate. Secondo lui c’è però un’importante differenza che distingue in maniera sostanziale gli esseri umani dalle altre macchine, siano queste naturali o artificiali: solo i primi possiedono o, meglio, sono anche una mente, una res cogitans. Con le parole dello stesso Descartes: «Sono dunque in poche parole solamente una cosa pensante, cioè una mente, o un animo, o un intelletto, o una ragione» (1641, p. 167). Senza entrare nei dettagli del pensiero del filosofo francese, che esulano dagli scopi di questo articolo, l’idea di fondo espressa dalle sue parole è che sia proprio la mente, o perlomeno alcuni suoi aspetti, a renderci esseri umani, differenziandoci così in modo essenziale tanto dagli animali non umani (macchine biologiche), quanto dai vari artefatti (macchine artificiali). Sebbene oggi la maggior parte di filosofi e scienziati tenda a rifiutare il dualismo ontologico cartesiano – secondo cui la mente (res cogitans), sarebbe una sostanza diversa e indipendente rispetto al cervello o al corpo o, più in generale, alla materia (res extensa) – e a considerare la mente come un fenomeno naturale, vi è assai meno consenso circa l’effettiva possibilità di renderne pienamente conto nei termini e con i metodi delle varie scienze empiriche, nonché di riprodurne artificialmente le principali caratteristiche. Si tratta ad ogni modo di un dibattito vivo e interessante che ha coinvolto e coinvolge discipline anche assai diverse tra loro, come la biologia, l’intelligenza artificiale, la filosofia, la linguistica cognitiva, la neurofisiologia, le neuroscienze, la psicologia cognitiva e la robotica. Gli interrogativi che si possono sollevare sono ovviamente molteplici, ma per gli scopi di questo articolo mi limiterò a considerarne soltanto tre: Quali sono le proprietà fondamentali di una mente? È possibile riprodurle artificialmente? Quali caratteristiche dovrebbe avere una macchina artificiale per essere in grado di riprodurle? Ovviamente non ho l’ambizione di poter rispondere in maniera completa e definitiva a tali questioni: il mio scopo, piuttosto, è quello di delineare un’immagine dell’essere umano a partire dalla quale possa essere più facile tentare di inquadrarle.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/594145
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