È noto che la definizione dell’identità dei luoghi non è affatto determinata in modo naturale e diretto dall’appartenenza fisica ad una certo contesto territoriale e nazionale; piuttosto la cornice geo-politica di un paese sembra rappresentare una sorta di condizione preliminare, un riferimento generale da cui muovere una riflessione che tenga conto poi di molteplici e articolate questioni legate alla straordinaria varietà territoriale, al valore delle differenti culture – da leggere anche in relazione alle specificità delle multiformi tradizioni locali. In altri termini l’identità dei paesaggi italiani è una conquista culturale, un traguardo a cui si perviene attraverso un percorso complesso e non sempre lineare, fatto anche di precisazioni se non addirittura di radicali opposizioni nei confronti delle molteplici (e, con una certa frequenza, errate) idee-immagini identitarie ipotizzate, talvolta anche semplicisticamente, da osservatori esterni. In questo scenario è quindi necessario provare a leggere i molteplici paesaggi italiani attraverso un sentire moderno, è necessario avere uno sguardo contemporaneo sulle nostre identità, sul modo in cui comunicarele e rivalutarle anche rispetto a uno scenario culturale “globale” che, al contrario, tende a comprimere la categoria di spazio, ad annullare i confini in un continuum sovra-territoriale. Relativamente a questo obiettivo, la rappresentazione, nelle sue diverse forme, è una modalità privilegiata per la definizione dell’identità dei paesaggi. Ciò per almeno due motivi: il primo è legato al processo di ricezione che precede l’atto rappresentativo. La percezione dei dati, la loro selezione, non è un fatto automoatico, ma esprime un continuo aggiornamento di visione e di sensibilità che segue appunto lo sviluppo storico-culturale dei luoghi e dei loro abitanti contribuendo a svelarne, quindi, l’identità. Il secondo è legato al processo di rappresentazione, ovvero di proiezione. Costruire l’immagine del paesaggio significa proiettare dati oggettivi ed elementi simbolici, quello che il paesaggio appare e quello che il paesaggio significa, quello che è, e quello che potrebbe essere; portando all’estremo il ragionamento, possiamo affermare che costruire l’immagine del paesaggio significa svelarne l’identità, nonostante la sua apparenza. È evidente, quindi, la dimensione progettuale dell’atto rappresentativo: ogni ri-presentazione della realtà, in quanto processo mediato, è sempre un’interpretazione della realtà oggettuale, un’idea.

Disegno-Design Mediterraneo. Modelli per conoscere, tutelare, valorizzare e comunicare i paesaggi italiani

BISTAGNINO, ENRICA
2011

Abstract

È noto che la definizione dell’identità dei luoghi non è affatto determinata in modo naturale e diretto dall’appartenenza fisica ad una certo contesto territoriale e nazionale; piuttosto la cornice geo-politica di un paese sembra rappresentare una sorta di condizione preliminare, un riferimento generale da cui muovere una riflessione che tenga conto poi di molteplici e articolate questioni legate alla straordinaria varietà territoriale, al valore delle differenti culture – da leggere anche in relazione alle specificità delle multiformi tradizioni locali. In altri termini l’identità dei paesaggi italiani è una conquista culturale, un traguardo a cui si perviene attraverso un percorso complesso e non sempre lineare, fatto anche di precisazioni se non addirittura di radicali opposizioni nei confronti delle molteplici (e, con una certa frequenza, errate) idee-immagini identitarie ipotizzate, talvolta anche semplicisticamente, da osservatori esterni. In questo scenario è quindi necessario provare a leggere i molteplici paesaggi italiani attraverso un sentire moderno, è necessario avere uno sguardo contemporaneo sulle nostre identità, sul modo in cui comunicarele e rivalutarle anche rispetto a uno scenario culturale “globale” che, al contrario, tende a comprimere la categoria di spazio, ad annullare i confini in un continuum sovra-territoriale. Relativamente a questo obiettivo, la rappresentazione, nelle sue diverse forme, è una modalità privilegiata per la definizione dell’identità dei paesaggi. Ciò per almeno due motivi: il primo è legato al processo di ricezione che precede l’atto rappresentativo. La percezione dei dati, la loro selezione, non è un fatto automoatico, ma esprime un continuo aggiornamento di visione e di sensibilità che segue appunto lo sviluppo storico-culturale dei luoghi e dei loro abitanti contribuendo a svelarne, quindi, l’identità. Il secondo è legato al processo di rappresentazione, ovvero di proiezione. Costruire l’immagine del paesaggio significa proiettare dati oggettivi ed elementi simbolici, quello che il paesaggio appare e quello che il paesaggio significa, quello che è, e quello che potrebbe essere; portando all’estremo il ragionamento, possiamo affermare che costruire l’immagine del paesaggio significa svelarne l’identità, nonostante la sua apparenza. È evidente, quindi, la dimensione progettuale dell’atto rappresentativo: ogni ri-presentazione della realtà, in quanto processo mediato, è sempre un’interpretazione della realtà oggettuale, un’idea.
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