Sulla base di un rilevamento diretto a scala di dettaglio (1:5000), integrato dall’analisi fotinterpretativa di immagini aeree ad alta definizione, si presentano i risultati preliminari di uno studio rivolto all’individuazione dei fenomeni erosivi e di dissesto innescati nel bacino idrografico del T. Vernazza dalle piogge del 25 ottobre 2011. Tali precipitazioni si sono concentrate in particolare nei territori delle Cinque Terre e della contigua Val di Vara, con valori di intensità di 539 mm/24h, 328 mm/3h e con un picco di 153 mm/h a Brugnato (Val di Vara, SP). Le Cinque Terre, come noto, sono sede di un territorio di grandissimo pregio ambientale e culturale, legato alla presenza di un emblematico paesaggio agricolo terrazzato costiero, incluso nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e riconosciuto dal 1997 come patrimonio mondiale dall'UNESCO. Il bacino del T. Vernazza presenta le caratteristiche geomorfologiche tipiche dei piccoli bacini costieri liguri: un’estensione di circa 5,7 km2, pendii molto ripidi, brevi corsi d'acqua lineari spesso controllati dalla tettonica. Il substrato roccioso è composto, in prevalenza, da un flysch arenaceo-argilloso (Macigno, Falda Toscana) e da un complesso pelitico (Argille e Calcari di Canetolo, Unità di Canetolo), coinvolti in una megaantiforme coricata a vergenza tirrenica. Si sono rilevate varie tipologie di movimenti gravitativi, principalmente ascrivibili a colamenti e scivolamenti di detrito, che hanno dato luogo a forme di denudazione e di accumulo. Per quanto riguarda le forme fluviali e di versante dovute alle acque superficiali sono state evidenziati gli alvei interessati da fenomeni di approfondimento, i solchi da ruscellamento concentrato, le scarpate di erosione torrentizia, le superfici interessate da forme di dilavamento prevalentemente diffuso o concentrato e i depositi dovuti a colate da trasporto in massa. Su scala di bacino, le forti precipitazioni del 25 ottobre 2011 hanno portato all’attivazione di centinaia di frane superficiali e di una profonda erosione lungo la quasi totalità del reticolo idrografico, causando un incremento eccezionale del trasporto solido lungo l’asta terminale del T. Vernazza. Conseguentemente si sono verificati fenomeni di sovralluvionamento e di esondazione di fango e detriti, che hanno distrutto numerosi edifici e tratti di viabilità, e causato l'inondazione del centro di Vernazza, con depositi di fango e detriti fino a 6 m di spessore. Gli effetti dell’evento sono stati disastrosi sia per la perdita di vite umane (3 vittime), sia per quanto riguarda i danni strutturali ed economici che, per quanto riguarda le opere pubbliche del comune di Vernazza, sono stati stimati in oltre 120 milioni di euro. Lo studio effettuato ha messo in evidenza l’elevatissima vulnerabilità dei terrazzamenti agricoli che, da fondamentale strumento di prevenzione e controllo dei processi erosivi e di dissesto nel corso dei secoli, si sono trasformati, in quanto privi della necessaria manutenzione in seguito delle mutate condizioni socio-economiche dell’area, in pericolose aree “serbatoio” di detriti facilmente mobilizzabili in occasione di eventi meteorici di elevata intensità.

Fenomeni di instabilità geomorfologica causati dall’evento alluvionale del 25 ottobre 2011 nel bacino del T. Vernazza (Cinque Terre, Liguria Orientale)

BRANDOLINI, PIERLUIGI;CEVASCO, ANDREA
2012

Abstract

Sulla base di un rilevamento diretto a scala di dettaglio (1:5000), integrato dall’analisi fotinterpretativa di immagini aeree ad alta definizione, si presentano i risultati preliminari di uno studio rivolto all’individuazione dei fenomeni erosivi e di dissesto innescati nel bacino idrografico del T. Vernazza dalle piogge del 25 ottobre 2011. Tali precipitazioni si sono concentrate in particolare nei territori delle Cinque Terre e della contigua Val di Vara, con valori di intensità di 539 mm/24h, 328 mm/3h e con un picco di 153 mm/h a Brugnato (Val di Vara, SP). Le Cinque Terre, come noto, sono sede di un territorio di grandissimo pregio ambientale e culturale, legato alla presenza di un emblematico paesaggio agricolo terrazzato costiero, incluso nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e riconosciuto dal 1997 come patrimonio mondiale dall'UNESCO. Il bacino del T. Vernazza presenta le caratteristiche geomorfologiche tipiche dei piccoli bacini costieri liguri: un’estensione di circa 5,7 km2, pendii molto ripidi, brevi corsi d'acqua lineari spesso controllati dalla tettonica. Il substrato roccioso è composto, in prevalenza, da un flysch arenaceo-argilloso (Macigno, Falda Toscana) e da un complesso pelitico (Argille e Calcari di Canetolo, Unità di Canetolo), coinvolti in una megaantiforme coricata a vergenza tirrenica. Si sono rilevate varie tipologie di movimenti gravitativi, principalmente ascrivibili a colamenti e scivolamenti di detrito, che hanno dato luogo a forme di denudazione e di accumulo. Per quanto riguarda le forme fluviali e di versante dovute alle acque superficiali sono state evidenziati gli alvei interessati da fenomeni di approfondimento, i solchi da ruscellamento concentrato, le scarpate di erosione torrentizia, le superfici interessate da forme di dilavamento prevalentemente diffuso o concentrato e i depositi dovuti a colate da trasporto in massa. Su scala di bacino, le forti precipitazioni del 25 ottobre 2011 hanno portato all’attivazione di centinaia di frane superficiali e di una profonda erosione lungo la quasi totalità del reticolo idrografico, causando un incremento eccezionale del trasporto solido lungo l’asta terminale del T. Vernazza. Conseguentemente si sono verificati fenomeni di sovralluvionamento e di esondazione di fango e detriti, che hanno distrutto numerosi edifici e tratti di viabilità, e causato l'inondazione del centro di Vernazza, con depositi di fango e detriti fino a 6 m di spessore. Gli effetti dell’evento sono stati disastrosi sia per la perdita di vite umane (3 vittime), sia per quanto riguarda i danni strutturali ed economici che, per quanto riguarda le opere pubbliche del comune di Vernazza, sono stati stimati in oltre 120 milioni di euro. Lo studio effettuato ha messo in evidenza l’elevatissima vulnerabilità dei terrazzamenti agricoli che, da fondamentale strumento di prevenzione e controllo dei processi erosivi e di dissesto nel corso dei secoli, si sono trasformati, in quanto privi della necessaria manutenzione in seguito delle mutate condizioni socio-economiche dell’area, in pericolose aree “serbatoio” di detriti facilmente mobilizzabili in occasione di eventi meteorici di elevata intensità.
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