ENGLISH It is a generally-known fact how the word concinnitas, both the cornerstone of Alberti’s De re aedificatoria and its enigmatic cipher, comes from Cicero’s treatise Orator. Based on a close reading of the two works, this essay tries to prove that Alberti’s import is larger than a single word shows: through interesting shiftings of sense, the complex aesthetic device of Alberti’s treatise is fully built upon a model provided by ancient rhetorics. The resulting idea of beauty looses a bit of its rational character, to assume nuances more sensual than scholarship would normally be ready to admit. ITALIANO È fatto noto che la il termine concinnitas, pietra angolare e cifra ermetica del De re aedificatoria di Alberti, è tratto dall’Orator di Cicerone. Sulla base di un confronto serrato tra i due testi, questo scritto cerca di dimostrare come Alberti abbia tratto da Cicerone ben più che una sola parola: il complesso dispositivo estetico del trattato albertiano è costruito, con interessanti slittamenti di senso, sul modello della retorica antica. Il concetto di bellezza che ne emerge perde un po’ del suo carattere razionale, per assumere tonalità più sensuali di quanto la critica sia normalmente disposta ad ammettere.

La teoria estetica di Leon Battista Alberti e la retorica ciceroniana

GALLI, GIOVANNI
2004

Abstract

ENGLISH It is a generally-known fact how the word concinnitas, both the cornerstone of Alberti’s De re aedificatoria and its enigmatic cipher, comes from Cicero’s treatise Orator. Based on a close reading of the two works, this essay tries to prove that Alberti’s import is larger than a single word shows: through interesting shiftings of sense, the complex aesthetic device of Alberti’s treatise is fully built upon a model provided by ancient rhetorics. The resulting idea of beauty looses a bit of its rational character, to assume nuances more sensual than scholarship would normally be ready to admit. ITALIANO È fatto noto che la il termine concinnitas, pietra angolare e cifra ermetica del De re aedificatoria di Alberti, è tratto dall’Orator di Cicerone. Sulla base di un confronto serrato tra i due testi, questo scritto cerca di dimostrare come Alberti abbia tratto da Cicerone ben più che una sola parola: il complesso dispositivo estetico del trattato albertiano è costruito, con interessanti slittamenti di senso, sul modello della retorica antica. Il concetto di bellezza che ne emerge perde un po’ del suo carattere razionale, per assumere tonalità più sensuali di quanto la critica sia normalmente disposta ad ammettere.
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