Ordine e misura sono i cardini del canone egizio, un canone rigido e pressoché immutabile per quasi tremila anni. La consuetudine di gesti quotidiani, la ripetizione di mute parole, di formule magiche e di atti simbolici, offre certezze e sicurezza, soprattutto quando il fine di ogni cosa è il superamento della paura, ovvero la morte o, meglio ancora, la vita dopo la morte. La religiosità del popolo egizio è forse quella che, più di altri, ha toccato l’acme di una certezza quasi tangibile per chi sa leggere, con tutta umiltà, la storia d’Egitto, attraverso i grandi monumenti od i piccoli ostrakon. Di Akhenaton, il faraone eretico, il faraone del sole, il solo sacerdote officiante di un culto monoteista si è già scritto molto: forse perché è una piccola parte di un tutto e, quindi, maggiormente prendibile, o forse perché la sua vicenda non viene letta sui grandi colossi o sui monumentali templi, ma solo attraverso la figurazione di piccoli brani, schegge di storia che, come tasselli di un mosaico, stimolano la curiosità di ognuno di noi a completare il puzzle. L’iconografia amarniana presenta un sovrano dedito al culto dell’Aton ed agli affetti familiari. L’arte di Amarna, che si traduce, con un linguaggio crudo e vibrante, in movimento, luce e libertà espressiva, offre una gamma di valori che vanno da un naturalismo delicato, a volte persino timido ed ingenuo, ad una grazia piena di dolcezza, talvolta un po’ languida e, perché no, goffa, ma sempre molto accattivante.

Arte amarniana. Una deroga al canone egizio.

BOFFITO, MAURA
1990

Abstract

Ordine e misura sono i cardini del canone egizio, un canone rigido e pressoché immutabile per quasi tremila anni. La consuetudine di gesti quotidiani, la ripetizione di mute parole, di formule magiche e di atti simbolici, offre certezze e sicurezza, soprattutto quando il fine di ogni cosa è il superamento della paura, ovvero la morte o, meglio ancora, la vita dopo la morte. La religiosità del popolo egizio è forse quella che, più di altri, ha toccato l’acme di una certezza quasi tangibile per chi sa leggere, con tutta umiltà, la storia d’Egitto, attraverso i grandi monumenti od i piccoli ostrakon. Di Akhenaton, il faraone eretico, il faraone del sole, il solo sacerdote officiante di un culto monoteista si è già scritto molto: forse perché è una piccola parte di un tutto e, quindi, maggiormente prendibile, o forse perché la sua vicenda non viene letta sui grandi colossi o sui monumentali templi, ma solo attraverso la figurazione di piccoli brani, schegge di storia che, come tasselli di un mosaico, stimolano la curiosità di ognuno di noi a completare il puzzle. L’iconografia amarniana presenta un sovrano dedito al culto dell’Aton ed agli affetti familiari. L’arte di Amarna, che si traduce, con un linguaggio crudo e vibrante, in movimento, luce e libertà espressiva, offre una gamma di valori che vanno da un naturalismo delicato, a volte persino timido ed ingenuo, ad una grazia piena di dolcezza, talvolta un po’ languida e, perché no, goffa, ma sempre molto accattivante.
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