Le comunità di pratica (CdP) in ambito accademico hanno l’obiettivo di favorire la condivisione fra docenti in merito a problemi, metodi, strategie e approcci alla didattica universitaria (De Carvalho-Filho, Steinert, 2020; Lave, Wenger, 2006; Schreurs et al., 2016; Wenger et al., 2007). Lo scopo è quello di migliorare le proprie funzioni didattiche grazie al confronto fra pari (Dirkx, Serbati, 2019; Engin, Atkinson, 2015; Steinert, 2010; Yonge, Davidson, 2017). Negli ultimi quattro anni, sono state attivate diverse CdP anche presso l’Università di Genova, alcune relative alla Scuola di appartenenza, altre relative al Dipartimento o anche allo specifico corso di laurea. Tale variabilità dipende da fattori come le specificità disciplinari o la logistica. In ottica di bilancio e monitoraggio del processo di consolidamento dell’iniziativa, è stato creato un questionario a partire dallo strumento sviluppato da Serrat (2017) per condurre un sondaggio rispetto ai fattori favorenti e agli ostacoli allo sviluppo delle CdP. Il questionario è stato inviato a tutti i partecipanti alle Comunità di Pratica dell’Università di Genova tramite i rispettivi facilitatori e sono state raccolte 75 compilazioni. L’adesione alle CdP vede la partecipazione di tutte le 5 Scuole dell’Ateneo, con una nutrita rappresentanza della Scuola di Scienze Umanistiche. La maggior parte dei rispondenti ha ruolo di professore associato e docente a contratto e frequenta le CdP con una certa assiduità. Il valore delle CdP è dato dalla loro capacità di diffondere metodi e strumenti, fornire una casistica di buone pratiche mirate al potenziamento delle competenze didattiche dei docenti. Fra le motivazioni principali si notano: l’interesse per i temi trattati, il desiderio di condivisione e crescita, oltre che il piacere di un clima accogliente che favorisce la costruzione di relazioni. Desiderio di condivisione, passione, collaborazione, sono fra i fattori indicati per giustificare il successo della propria CdP. Sul piano organizzativo, gli aspetti che favoriscono un buon funzionamento della CdP sono generalmente legati alla definizione di un calendario regolare e condiviso per tempo, con una durata degli incontri non superiore alle due ore. Il limite principale alla partecipazione alle CdP, per l’88% dei rispondenti, è la mancanza di tempo. Percentuali significativamente minori riguardano altri limiti, come la scarsa conoscenza delle iniziative o l’assenza di incentivi. Infatti, fra i suggerimenti per attrarre nuovi membri, si cita una migliore pubblicizzazione delle iniziative e l’adozione di metodi per incentivare la partecipazione dei docenti, anche in particolare i neo-assunti. Le indicazioni per il miglioramento delle funzioni della CdP riguardano principalmente il collegamento con altre CdP in ateneo, il contributo di componenti esterni e l’organizzazione di eventi formativi (seminari, workshop) personalizzati. Fra i possibili contributi che l’Ateneo potrebbe dare per sostenere le CdP, si riportano l’incoraggiamento dei docenti alla partecipazione alle CdP, il sostegno per l’accesso a finanziamenti, un riconoscimento formale dell’impegno profuso nella partecipazione e l’istituzione di incentivi quali, ad esempio, opportunità di brevi visite di studio all’estero dedicate alla didattica innovativa.

Le comunità di pratica presso l’Università di Genova: l’esperienza e le motivazioni dei partecipanti

Fabrizio Bracco;Marilena Carnasciali;Antonella Lotti;Tommaso Francesco Piccinno;Micaela Rossi;Marina Rui;Michela Tonetti
2020-01-01

Abstract

Le comunità di pratica (CdP) in ambito accademico hanno l’obiettivo di favorire la condivisione fra docenti in merito a problemi, metodi, strategie e approcci alla didattica universitaria (De Carvalho-Filho, Steinert, 2020; Lave, Wenger, 2006; Schreurs et al., 2016; Wenger et al., 2007). Lo scopo è quello di migliorare le proprie funzioni didattiche grazie al confronto fra pari (Dirkx, Serbati, 2019; Engin, Atkinson, 2015; Steinert, 2010; Yonge, Davidson, 2017). Negli ultimi quattro anni, sono state attivate diverse CdP anche presso l’Università di Genova, alcune relative alla Scuola di appartenenza, altre relative al Dipartimento o anche allo specifico corso di laurea. Tale variabilità dipende da fattori come le specificità disciplinari o la logistica. In ottica di bilancio e monitoraggio del processo di consolidamento dell’iniziativa, è stato creato un questionario a partire dallo strumento sviluppato da Serrat (2017) per condurre un sondaggio rispetto ai fattori favorenti e agli ostacoli allo sviluppo delle CdP. Il questionario è stato inviato a tutti i partecipanti alle Comunità di Pratica dell’Università di Genova tramite i rispettivi facilitatori e sono state raccolte 75 compilazioni. L’adesione alle CdP vede la partecipazione di tutte le 5 Scuole dell’Ateneo, con una nutrita rappresentanza della Scuola di Scienze Umanistiche. La maggior parte dei rispondenti ha ruolo di professore associato e docente a contratto e frequenta le CdP con una certa assiduità. Il valore delle CdP è dato dalla loro capacità di diffondere metodi e strumenti, fornire una casistica di buone pratiche mirate al potenziamento delle competenze didattiche dei docenti. Fra le motivazioni principali si notano: l’interesse per i temi trattati, il desiderio di condivisione e crescita, oltre che il piacere di un clima accogliente che favorisce la costruzione di relazioni. Desiderio di condivisione, passione, collaborazione, sono fra i fattori indicati per giustificare il successo della propria CdP. Sul piano organizzativo, gli aspetti che favoriscono un buon funzionamento della CdP sono generalmente legati alla definizione di un calendario regolare e condiviso per tempo, con una durata degli incontri non superiore alle due ore. Il limite principale alla partecipazione alle CdP, per l’88% dei rispondenti, è la mancanza di tempo. Percentuali significativamente minori riguardano altri limiti, come la scarsa conoscenza delle iniziative o l’assenza di incentivi. Infatti, fra i suggerimenti per attrarre nuovi membri, si cita una migliore pubblicizzazione delle iniziative e l’adozione di metodi per incentivare la partecipazione dei docenti, anche in particolare i neo-assunti. Le indicazioni per il miglioramento delle funzioni della CdP riguardano principalmente il collegamento con altre CdP in ateneo, il contributo di componenti esterni e l’organizzazione di eventi formativi (seminari, workshop) personalizzati. Fra i possibili contributi che l’Ateneo potrebbe dare per sostenere le CdP, si riportano l’incoraggiamento dei docenti alla partecipazione alle CdP, il sostegno per l’accesso a finanziamenti, un riconoscimento formale dell’impegno profuso nella partecipazione e l’istituzione di incentivi quali, ad esempio, opportunità di brevi visite di studio all’estero dedicate alla didattica innovativa.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/1049899
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