By recognizing in the disembarking form the Empire Windrush of the first actual migratory flow, mainly from the West Indies, a central episode in the history of postcolonial England, the essay intends to highlight various themes that bind the works of John Akomfrah and the Black Audio Film Collective (BAFC) to the social and historical reality of London in the second half of the twentieth century up to today. In the works he realized as a member of the Collective as well as in his more recent films and video installations, Akomfrah recurrently worked with found images and footage, mainly from BBC Archives, to try to answer some “perennial questions” which are central issues in his poetics: What is a migrant? Does a city like London preserve memorial traces of the lives of its immigrants? Considering the archive both as a sort of monument that merely attest to the existence of diasporic lives and as a shrine of materials used to build the official discourse about immigrants, Akomfrah aims to “trick it” in order to force it to tell something about the subjectivity, the desires and the identities of post-migrants. This essay also aims to connect Akomfrah’s poetic and film/video production with the studies in the field of Counter-memory and Postcolonial Studies, reflecting on some relevant statements by the artist and analyzing films such as Handsworth Songs and The Nine Muses, as well as video installations such as Mnemosyne and Vertigo See, in order to investigate the way in which their major issues reflect or rather contrast the various cultural representations of contemporary London as a cosmopolitan and inclusive metropole.

Individuando nello sbarco dall’Empire Windrush delprimo vero flusso migratorio,proveniente prevalentemente dalle Indie Occidentali, un episodio centrale nellastoria dell’Inghilterra postcoloniale, il saggio intende portare alla lucevarie tematiche che legano le opere di John Akomfrah e del Black AudioFilmCollective (BAFC) alla realtà sociale e storica della Londra della seconda metàdel Novecento e di oggi.Nei lavori realizzati come membro del collettivo,cosìcome nei suoi film e nelle sue videoinstallazioni più recenti, Akomfrah hafatto largo uso di immagini e di footaged’archivio per dare nuove possibilirisposte ad alcune “domande perenni” intorno alle quali ha costruito la propriapoetica: che cosa è un migrante? Quali tracce memoriali conserva una città comeLondra delle vite dei suoi immigrati? Considerando l’archivio tanto una sortadi monumento che si limita ad attestare l’esistenza delle vite dei migrantiquanto un custode dei documenti sui quali si costruisce il discorso ufficialesull’immigrazione, Akomfrah si propone di “ingannarlo” alfine di costringerloa “dire qualcosa” della soggettività, dei desideri e delle identità dei nuovi cittadini. Il saggio intende, altresì, mettere in relazione la poetica e laproduzione filmica e artistica di Akomfrah con gli studi nel campo della“contro-memoria” e del postcolonialismo, prendendo in esame alcune rilevantiaffermazioni dell’artista e analizzando film come Handsworth Songse The NineMuses, nonché videoinstallazioni come Mnemosyneand Vertigo See, perriflettere sul modo in cui le principali tematiche in essi affrontate entranoin contrasto con le molteplici rappresentazioni culturali della Londracontemporanea come metropoli cosmopolita e inclusiva.

“Ingannare l’archivio”: l’‘estetica del riciclo’ di John Akomfrah e del Black Audio Film Collective come pratica di ‘contro-memoria’ nell’Inghilterra postcoloniale

Paola Valenti
2018

Abstract

Individuando nello sbarco dall’Empire Windrush delprimo vero flusso migratorio,proveniente prevalentemente dalle Indie Occidentali, un episodio centrale nellastoria dell’Inghilterra postcoloniale, il saggio intende portare alla lucevarie tematiche che legano le opere di John Akomfrah e del Black AudioFilmCollective (BAFC) alla realtà sociale e storica della Londra della seconda metàdel Novecento e di oggi.Nei lavori realizzati come membro del collettivo,cosìcome nei suoi film e nelle sue videoinstallazioni più recenti, Akomfrah hafatto largo uso di immagini e di footaged’archivio per dare nuove possibilirisposte ad alcune “domande perenni” intorno alle quali ha costruito la propriapoetica: che cosa è un migrante? Quali tracce memoriali conserva una città comeLondra delle vite dei suoi immigrati? Considerando l’archivio tanto una sortadi monumento che si limita ad attestare l’esistenza delle vite dei migrantiquanto un custode dei documenti sui quali si costruisce il discorso ufficialesull’immigrazione, Akomfrah si propone di “ingannarlo” alfine di costringerloa “dire qualcosa” della soggettività, dei desideri e delle identità dei nuovi cittadini. Il saggio intende, altresì, mettere in relazione la poetica e laproduzione filmica e artistica di Akomfrah con gli studi nel campo della“contro-memoria” e del postcolonialismo, prendendo in esame alcune rilevantiaffermazioni dell’artista e analizzando film come Handsworth Songse The NineMuses, nonché videoinstallazioni come Mnemosyneand Vertigo See, perriflettere sul modo in cui le principali tematiche in essi affrontate entranoin contrasto con le molteplici rappresentazioni culturali della Londracontemporanea come metropoli cosmopolita e inclusiva.
By recognizing in the disembarking form the Empire Windrush of the first actual migratory flow, mainly from the West Indies, a central episode in the history of postcolonial England, the essay intends to highlight various themes that bind the works of John Akomfrah and the Black Audio Film Collective (BAFC) to the social and historical reality of London in the second half of the twentieth century up to today. In the works he realized as a member of the Collective as well as in his more recent films and video installations, Akomfrah recurrently worked with found images and footage, mainly from BBC Archives, to try to answer some “perennial questions” which are central issues in his poetics: What is a migrant? Does a city like London preserve memorial traces of the lives of its immigrants? Considering the archive both as a sort of monument that merely attest to the existence of diasporic lives and as a shrine of materials used to build the official discourse about immigrants, Akomfrah aims to “trick it” in order to force it to tell something about the subjectivity, the desires and the identities of post-migrants. This essay also aims to connect Akomfrah’s poetic and film/video production with the studies in the field of Counter-memory and Postcolonial Studies, reflecting on some relevant statements by the artist and analyzing films such as Handsworth Songs and The Nine Muses, as well as video installations such as Mnemosyne and Vertigo See, in order to investigate the way in which their major issues reflect or rather contrast the various cultural representations of contemporary London as a cosmopolitan and inclusive metropole.
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Descrizione: saggio in rivista scientifica (Fascia A)
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/939062
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