“Harm” as Criterion for the Definition of Mental Disease in DSM. Some Epistemological Reflections–In this paper, we analyse the harm requirement in the general definition of mental disorder in the Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders (DSM). This issue has both philosophical and clinical relevance: on the one hand the harm requirement is a normative, value-laden, non-objective component in the definition of men-tal disorder; on the other hand, the harm requirement has often been defended on the grounds that it prevents an increase in false positives. The issue is also important in assessing the relationship between psychiatry and somatic medicine, more precisely, between the DSM and the International Classification of Diseases (ICD). We argue that there are good reasons not to maintain the harm requirement in the general definition of mental disorder. After a brief introduction, we overview the history of the harm requirement across the various edi-tions of the DSM. Then, we examine the main objection to the inclusion of the harm requirement in the general definition of mental disorder, that is, the problem of false negatives, and also present several other points –both practical and conceptual –that help demonstrate why the harm requirement is inadequate as a definiens of mental disorder. To conclude, we stress that the decision of the DSM-5 task force not to regard the harm re-quirement as a necessary component of mental disorder should be endorsed.

In questo contributo intendiamo analizzare il criterio del danno, che è contenuto nella definizione generale di disturbo mentale del DSM. La questione è filosoficamente importante, perché il danno è una componente normativa e valoriale, non oggettiva. È inoltre rilevante clinicamente, perché chi ha difeso il criterio del danno ha spesso sostenuto che senza di esso avremmo troppi falsi positivi. Infine, conta per la questione socio-sanitaria del rapporto tra la psichiatria e la medicina non psichiatrica, e specificamente tra il DSM e l’ICD. La tesi che emergerà è che ci siano buone ragioni per non mantenere il danno come criterio necessario nella definizione generale di disturbo mentale. Il contenuto del presente saggio è articolato come segue. Dopo una breve introduzione, nella sezione 2 forniamo una panoramica storica sul ruolo del criterio del danno nelle varie edizioni del DSM. La sezione 3 è dedicata all’analisi della principale obiezione contro l’inclusione del criterio del danno nella definizione generale di disturbo mentale, vale a dire il problema dei falsi negativi. Nella sezione 4 presentiamo e discutiamo alcune ragioni ulteriori, sia medico-pratiche che di analisi filosofica, contro un ruolo forte del criterio del danno. Nella conclusione ribadiamo come la decisione presa dalla task force del DSM-5, di escludere il criterio del danno dalla definizione generale di disturbo mentale, debba essere appoggiata.

Il criterio del “danno” nella definizione di disturbo mentale del DSM. Alcune riflessioni epistemologiche

Amoretti, M. C.;
2018

Abstract

In questo contributo intendiamo analizzare il criterio del danno, che è contenuto nella definizione generale di disturbo mentale del DSM. La questione è filosoficamente importante, perché il danno è una componente normativa e valoriale, non oggettiva. È inoltre rilevante clinicamente, perché chi ha difeso il criterio del danno ha spesso sostenuto che senza di esso avremmo troppi falsi positivi. Infine, conta per la questione socio-sanitaria del rapporto tra la psichiatria e la medicina non psichiatrica, e specificamente tra il DSM e l’ICD. La tesi che emergerà è che ci siano buone ragioni per non mantenere il danno come criterio necessario nella definizione generale di disturbo mentale. Il contenuto del presente saggio è articolato come segue. Dopo una breve introduzione, nella sezione 2 forniamo una panoramica storica sul ruolo del criterio del danno nelle varie edizioni del DSM. La sezione 3 è dedicata all’analisi della principale obiezione contro l’inclusione del criterio del danno nella definizione generale di disturbo mentale, vale a dire il problema dei falsi negativi. Nella sezione 4 presentiamo e discutiamo alcune ragioni ulteriori, sia medico-pratiche che di analisi filosofica, contro un ruolo forte del criterio del danno. Nella conclusione ribadiamo come la decisione presa dalla task force del DSM-5, di escludere il criterio del danno dalla definizione generale di disturbo mentale, debba essere appoggiata.
“Harm” as Criterion for the Definition of Mental Disease in DSM. Some Epistemological Reflections–In this paper, we analyse the harm requirement in the general definition of mental disorder in the Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders (DSM). This issue has both philosophical and clinical relevance: on the one hand the harm requirement is a normative, value-laden, non-objective component in the definition of men-tal disorder; on the other hand, the harm requirement has often been defended on the grounds that it prevents an increase in false positives. The issue is also important in assessing the relationship between psychiatry and somatic medicine, more precisely, between the DSM and the International Classification of Diseases (ICD). We argue that there are good reasons not to maintain the harm requirement in the general definition of mental disorder. After a brief introduction, we overview the history of the harm requirement across the various edi-tions of the DSM. Then, we examine the main objection to the inclusion of the harm requirement in the general definition of mental disorder, that is, the problem of false negatives, and also present several other points –both practical and conceptual –that help demonstrate why the harm requirement is inadequate as a definiens of mental disorder. To conclude, we stress that the decision of the DSM-5 task force not to regard the harm re-quirement as a necessary component of mental disorder should be endorsed.
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