Durante gli anni che vanno dal 1907 all’inizio della seconda guerra mondiale, il centro di Genova è interessato da una serie di interventi che portano alla luce cospicui frammenti della città medievale nascosti sotto gli intonaci che, tra XV e XIX secolo, l’avevano trasformata. Si tratta a volte di semplici porzioni murarie costruite con grossi blocchi di pietra nera, altre volte di pilastri, capitelli, bassorilievi fino a giungere alla scoperta di intere logge, come in piazza dei Luxoro, in piazza Stella o in vico Casana. A compiere queste campagne di “scrostamento” è una struttura del Comune, l’Ufficio Belle Arti, istituito insieme all’omonimo Assessorato, e affidato a Gaetano Poggi affiancato e poi sostituito da Orlando Grosso che lo dirigerà fino al 1949. Genova medievale, agli inizi del Novecento, era solo un’immagine, costruita nella testa di alcuni storici a partire dalle descrizioni lette nelle cronache medievali e rinascimentali, ma era considerata una città perduta, rimpiazzata da quella rinascimentale e sette-ottocentesca. Si presumeva che solo qualche raro relitto – oltre ai monumenti restaurati da Alfredo D’Andrade - si fosse conservato, scampato alla distruzione sistematica compiuta dai suoi abitanti costretti a costruire continuamente sul già costruito. La quantità di ritrovamenti, invece, permise ai protagonisti della vicenda di pensare al centro della città come ad una “zona archeologica” e a utilizzare l’interesse verso i ritrovamenti per contrastare le fortissime spinte alla trasformazione urbana, sia di tipo meramente speculativo sia legate al necessario e legittimo sviluppo della città, che in quegli anni si concretizzavano sciaguratamente in sventramenti e demolizioni di interi quartieri.

La scoperta della città medievale. L'attività dell'Ufficio belle Arti e Storia del Comune di Genova (1907-1942)

NAPOLEONE, LUCINA
2015

Abstract

Durante gli anni che vanno dal 1907 all’inizio della seconda guerra mondiale, il centro di Genova è interessato da una serie di interventi che portano alla luce cospicui frammenti della città medievale nascosti sotto gli intonaci che, tra XV e XIX secolo, l’avevano trasformata. Si tratta a volte di semplici porzioni murarie costruite con grossi blocchi di pietra nera, altre volte di pilastri, capitelli, bassorilievi fino a giungere alla scoperta di intere logge, come in piazza dei Luxoro, in piazza Stella o in vico Casana. A compiere queste campagne di “scrostamento” è una struttura del Comune, l’Ufficio Belle Arti, istituito insieme all’omonimo Assessorato, e affidato a Gaetano Poggi affiancato e poi sostituito da Orlando Grosso che lo dirigerà fino al 1949. Genova medievale, agli inizi del Novecento, era solo un’immagine, costruita nella testa di alcuni storici a partire dalle descrizioni lette nelle cronache medievali e rinascimentali, ma era considerata una città perduta, rimpiazzata da quella rinascimentale e sette-ottocentesca. Si presumeva che solo qualche raro relitto – oltre ai monumenti restaurati da Alfredo D’Andrade - si fosse conservato, scampato alla distruzione sistematica compiuta dai suoi abitanti costretti a costruire continuamente sul già costruito. La quantità di ritrovamenti, invece, permise ai protagonisti della vicenda di pensare al centro della città come ad una “zona archeologica” e a utilizzare l’interesse verso i ritrovamenti per contrastare le fortissime spinte alla trasformazione urbana, sia di tipo meramente speculativo sia legate al necessario e legittimo sviluppo della città, che in quegli anni si concretizzavano sciaguratamente in sventramenti e demolizioni di interi quartieri.
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