Devianza e responsabilità educative in una società complessa Il saggio indaga le ragioni della devianza, ne coglie le sfumature più sottili, a volte impensate, ne denuncia una possibile radice nella negazione dell’umano che si nasconde nelle forme di sfruttamento e schiavitù, comprese quelle indotte dalle mode più seducenti e fragili, nelle nuove povertà e marginalità, nelle sembianze vulnerabili del migrante o del minore fatto oggetto di mercato e, al tempo stesso, richiama al valore della solidarietà, della responsabilità condivisa e della cittadinanza attiva. Si considerano gli apporti etico-antropologici che si accompagnano alle categorie pedagogiche del desiderabile come valore permanente, distinto da ciò che è semplicemente desiderato, consumato e speso, nell’immediatezza del possesso, della gioia, come ricerca e ricreazione del benessere di sé con gli altri, della fiducia e della speranza, come presupposti dell’educabilità e dell’educare come assunzione di responsabilità. Da ultimo la necessità di investire in educazione, in occasioni di crescita e di sviluppo umano, personale e sociale, e non di mero assistenzialismo, nella consapevolezza che gli esiti di tale spesa potranno misurarsi sia nell’immediato sia, soprattutto, nel lungo periodo nella costruzione di una comunità inclusiva.

Devianza e responsabilità educativa in una società complessa

RICCI, GIOVANNI
2010-01-01

Abstract

Devianza e responsabilità educative in una società complessa Il saggio indaga le ragioni della devianza, ne coglie le sfumature più sottili, a volte impensate, ne denuncia una possibile radice nella negazione dell’umano che si nasconde nelle forme di sfruttamento e schiavitù, comprese quelle indotte dalle mode più seducenti e fragili, nelle nuove povertà e marginalità, nelle sembianze vulnerabili del migrante o del minore fatto oggetto di mercato e, al tempo stesso, richiama al valore della solidarietà, della responsabilità condivisa e della cittadinanza attiva. Si considerano gli apporti etico-antropologici che si accompagnano alle categorie pedagogiche del desiderabile come valore permanente, distinto da ciò che è semplicemente desiderato, consumato e speso, nell’immediatezza del possesso, della gioia, come ricerca e ricreazione del benessere di sé con gli altri, della fiducia e della speranza, come presupposti dell’educabilità e dell’educare come assunzione di responsabilità. Da ultimo la necessità di investire in educazione, in occasioni di crescita e di sviluppo umano, personale e sociale, e non di mero assistenzialismo, nella consapevolezza che gli esiti di tale spesa potranno misurarsi sia nell’immediato sia, soprattutto, nel lungo periodo nella costruzione di una comunità inclusiva.
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