Il tema affrontato in questa sede è strettamente connesso alle recenti vicende legate alla pandemia e ai periodi di clausura totale; abbiamo imparato a convivere con noi stessi o con una strettissima cerchia famigliare e abbiamo imparato ad utilizzare l’informatica come un supporto “amichevole” e non come un mero programma da imparare. Ci siamo resi conto delle distanze fisiche, che credeva-mo di aver per sempre annullato con la capacità di viaggiare in tempi sempre più contenuti. Abbiamo toccato con mano la solitudine e il senso di marginalità dell’esistenza.Ma – riferendosi all’esperienza universitaria didattica e di ricerca – tutto questo ha anche contribuito in modo sorprendente a potenziare il nostro modo di lavorare: il nostro ruolo culturale e operativo ne è uscito senza dubbio arricchito, a tal punto da travalicare il corretto equilibrio tra rapporto “in presenza” e “a distanza”, fino a confondere i piani, come se le sole distanze fisiche fossero l’unico impedimento per una comunicazione effettiva.In queste brevi note si vuole, invece, porre in evidenza come esistano altre “distanze”, non fisiche, ma forse ancor più limitanti per la comprensione reciproca e come un’occasione didattica sia stata l’inizio per riflessioni teorico-metodologiche e approccio alla ricerca su questo tema.

Modus in rebus

Enrica Bistagnino;Alessandro Castellano;Maria Linda Falcidieno;Massimo Malagugini;Maria Elisabetta Ruggiero;Ruggero Torti
2021

Abstract

Il tema affrontato in questa sede è strettamente connesso alle recenti vicende legate alla pandemia e ai periodi di clausura totale; abbiamo imparato a convivere con noi stessi o con una strettissima cerchia famigliare e abbiamo imparato ad utilizzare l’informatica come un supporto “amichevole” e non come un mero programma da imparare. Ci siamo resi conto delle distanze fisiche, che credeva-mo di aver per sempre annullato con la capacità di viaggiare in tempi sempre più contenuti. Abbiamo toccato con mano la solitudine e il senso di marginalità dell’esistenza.Ma – riferendosi all’esperienza universitaria didattica e di ricerca – tutto questo ha anche contribuito in modo sorprendente a potenziare il nostro modo di lavorare: il nostro ruolo culturale e operativo ne è uscito senza dubbio arricchito, a tal punto da travalicare il corretto equilibrio tra rapporto “in presenza” e “a distanza”, fino a confondere i piani, come se le sole distanze fisiche fossero l’unico impedimento per una comunicazione effettiva.In queste brevi note si vuole, invece, porre in evidenza come esistano altre “distanze”, non fisiche, ma forse ancor più limitanti per la comprensione reciproca e come un’occasione didattica sia stata l’inizio per riflessioni teorico-metodologiche e approccio alla ricerca su questo tema.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11567/1087587
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact