Questo volume si propone di offrire un contributo nella difficile opera di ricostruzione del nuovo “diritto” costituzionale ad una buona amministrazione pubblica, peraltro da tempo acclamato a livello europeo nella Carta dei diritti fondamentali, sottoscritta a Nizza il 7 dicembre 2000 ed oggi finalmente assurto a dignità di jus receptum con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Lo studio di questa nuova situazione soggettiva, pur con i necessari richiami al diritto europeo ed internazionale, è soprattutto incentrato sul sistema amministrativo italiano. Dopo una approfondita ricostruzione dogmatica del principio costituzionale del buon andamento, condotta anche sotto il profilo storico-sociale, il volume sposta l’indagine alla prospettiva europea e sovranazionale: si tratta di un passaggio essenziale per distinguere il principio costituzionale del buon andamento dal “diritto” ad una buona amministrazione pubblica, quale vera e propria autonoma situazione soggettiva. Il passaggio evolutivo della buona amministrazione da principio a diritto emerge altresì nell’ordinamento internazionale e globale. In sede di ricostruzione del “diritto” ad una buona amministrazione emerge come anche nell’ordinamento interno si sia nel tempo affermato un concetto lato di buona amministrazione, il quale, trascendendo dal principio del buon andamento ex art. 97 Cost., si configura come un’autonoma situazione giuridica soggettiva rappresentata proprio dal “diritto” (o, comunque, dalla pretesa giuridicamente tutelata) ad una buona amministrazione pubblica. L’analisi di questo nuovo “diritto” si innesta con le suggestioni offerte dalla più moderna dottrina amministrativistica tese a dimostrare la stretta interrelazione tra buona amministrazione pubblica e miglioramento della qualità della vita dei cittadini: solo realizzando un’amministrazione efficiente ed efficace, nei limiti in cui ciò sia «possibile e sostenibile», e rispettosa delle aspettative delle persone, è infatti possibile assicurare la più ampia soddisfazione dei diritti sociali acclamati a livello costituzionale. Infine, si dedica particolare attenzione anche al tema della giustiziabilità di questo nuovo “diritto” ad una buona amministrazione pubblica, oggi assicurata con numerosi istituti di diritto processuale (si pensi alle azioni avverso i silenzi dell’Amministrazione o alle azioni finalizzate alla rifusione dei danni da ritardo o ancora alla discussa azione di adempimento), e, soprattutto, mediante l’azione collettiva per l’efficienza dell’Amministrazione, impropriamente denominata class action pubblica (o amministrativa), alla quale il volume dedica una approfondita analisi.

Il "diritto" ad una buona amministrazione pubblica e profili sulla sua giustiziabilità

Armando Giuffrida
2012

Abstract

Questo volume si propone di offrire un contributo nella difficile opera di ricostruzione del nuovo “diritto” costituzionale ad una buona amministrazione pubblica, peraltro da tempo acclamato a livello europeo nella Carta dei diritti fondamentali, sottoscritta a Nizza il 7 dicembre 2000 ed oggi finalmente assurto a dignità di jus receptum con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Lo studio di questa nuova situazione soggettiva, pur con i necessari richiami al diritto europeo ed internazionale, è soprattutto incentrato sul sistema amministrativo italiano. Dopo una approfondita ricostruzione dogmatica del principio costituzionale del buon andamento, condotta anche sotto il profilo storico-sociale, il volume sposta l’indagine alla prospettiva europea e sovranazionale: si tratta di un passaggio essenziale per distinguere il principio costituzionale del buon andamento dal “diritto” ad una buona amministrazione pubblica, quale vera e propria autonoma situazione soggettiva. Il passaggio evolutivo della buona amministrazione da principio a diritto emerge altresì nell’ordinamento internazionale e globale. In sede di ricostruzione del “diritto” ad una buona amministrazione emerge come anche nell’ordinamento interno si sia nel tempo affermato un concetto lato di buona amministrazione, il quale, trascendendo dal principio del buon andamento ex art. 97 Cost., si configura come un’autonoma situazione giuridica soggettiva rappresentata proprio dal “diritto” (o, comunque, dalla pretesa giuridicamente tutelata) ad una buona amministrazione pubblica. L’analisi di questo nuovo “diritto” si innesta con le suggestioni offerte dalla più moderna dottrina amministrativistica tese a dimostrare la stretta interrelazione tra buona amministrazione pubblica e miglioramento della qualità della vita dei cittadini: solo realizzando un’amministrazione efficiente ed efficace, nei limiti in cui ciò sia «possibile e sostenibile», e rispettosa delle aspettative delle persone, è infatti possibile assicurare la più ampia soddisfazione dei diritti sociali acclamati a livello costituzionale. Infine, si dedica particolare attenzione anche al tema della giustiziabilità di questo nuovo “diritto” ad una buona amministrazione pubblica, oggi assicurata con numerosi istituti di diritto processuale (si pensi alle azioni avverso i silenzi dell’Amministrazione o alle azioni finalizzate alla rifusione dei danni da ritardo o ancora alla discussa azione di adempimento), e, soprattutto, mediante l’azione collettiva per l’efficienza dell’Amministrazione, impropriamente denominata class action pubblica (o amministrativa), alla quale il volume dedica una approfondita analisi.
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