Sia testi singoli che collane dedicati alle biografie femminili più che racconti suggestivi e appassionanti, paiono scritture documentaristico/enciclopediche, nelle quali gli eventi sono descritti cronologicamente e le nozioni hanno la priorità rispetto alle emozioni, ai sentimenti, alle passioni delle protagoniste. Così, spesso, negli esempi migliori delle biografie femminili analizzate, sono le immagini a rivelare ciò che la scrittura nasconde o, addirittura, appiattisce all’interno di un linguaggio più appropriato a manuali di consultazione e voci d’enciclopedia che alla letteratura. Tra i diversi motivi che spingono autori ed editori ad adottare un simile atteggiamento c’è, probabilmente, l’attenzione verso un tema delicato, ma al tempo stesso spinoso, qual è quello della dimensione di genere, in un contesto socioculturale come quello attuale nel quale si paventano fraintendimenti e ambiguità. E accanto a quella anche il rischio di stabilizzare, involontariamente, pericolosi e ricorrenti stereotipi, quando in realtà non si vorrebbe altro che superarli.

Principesse o cattive ragazze? Intenti e limiti delle biografie femminili contemporanee

Anna Antoniazzi
2020-01-01

Abstract

Sia testi singoli che collane dedicati alle biografie femminili più che racconti suggestivi e appassionanti, paiono scritture documentaristico/enciclopediche, nelle quali gli eventi sono descritti cronologicamente e le nozioni hanno la priorità rispetto alle emozioni, ai sentimenti, alle passioni delle protagoniste. Così, spesso, negli esempi migliori delle biografie femminili analizzate, sono le immagini a rivelare ciò che la scrittura nasconde o, addirittura, appiattisce all’interno di un linguaggio più appropriato a manuali di consultazione e voci d’enciclopedia che alla letteratura. Tra i diversi motivi che spingono autori ed editori ad adottare un simile atteggiamento c’è, probabilmente, l’attenzione verso un tema delicato, ma al tempo stesso spinoso, qual è quello della dimensione di genere, in un contesto socioculturale come quello attuale nel quale si paventano fraintendimenti e ambiguità. E accanto a quella anche il rischio di stabilizzare, involontariamente, pericolosi e ricorrenti stereotipi, quando in realtà non si vorrebbe altro che superarli.
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